La sostenibilità in Italia è donna

In un Paese dove il 30% dei cittadini non sa cosa voglia dire attuare comportamenti sostenibili, sono soprattutto loro a guardare alla difesa dell’ambiente come un valore assoluto per garantire un futuro al pianeta

Se la Terra non si estinguerà, sarà (prevalentemente) grazie alle donne che si confermano essere la guida verso il cambiamento di costumi e abitudini. Unilever, in occasione dei suoi 50 anni di storia in Italia, ha commissionato ad Ales Market Research un’indagine per fare il punto su cosa voglia dire oggi sostenibilità per gli italiani, quale significato le si attribuisce rispetto agli ambiti di appartenenza (ambiente, economia, società), quale debba essere il ruolo di aziende e istituzioni nei confronti della sua attuazione e come le persone pensano di poter contribuire.

Dalla ricerca emerge come dato più rilevante quell’80% di donne nella fascia 35-44 anni (e dunque anche tante mamme) che guarda alla difesa dell’ambiente come un valore assoluto per garantire un futuro al nostro pianeta, con particolare riferimento alla lotta all’inquinamento ambientale (76%), allo spreco delle risorse naturali (69%), alla deforestazione e arresto cambiamento climatico (65%), e alla promozione di un’agricoltura sostenibile (60%). E ancora: per il 72% delle donne intervistate, deve essere garantita l’uguaglianza di trattamento tra uomini e donne al lavoro, per il 68% il rispetto dei diritti dei lavoratori lungo tutta la filiera, per il 50% la promozione della diversità e della libertà dagli stereotipi. Le donne quindi credono alla sostenibilità intesa come stabilità di un (eco) sistema. Non è da poco, se si pensa che ancora il 30% degli italiani non sa cosa voglia dire attuare comportamenti sostenibili.

IL RUOLO DELLE AZIENDE. Chi si deve occupare di fare conoscere – e praticare – la sostenibilità? E qui c’è un’altra sorpresa: i Millenials (18-34 anni) riconoscono che le aziende possano esercitare un ruolo attivo soprattutto nei confronti di alimentazione e conseguente benessere (il 43% lo pensa relativamente alla scelta del cibo che deve essere equilibrato e gustoso, il 42% relativamente agli ingredienti che devono essere italiani nei prodotti alimentari) ma pensano che la grande responsabilità appartenga a Governi e Ong per quanto concerne le tematiche ambientali e sociali, in particolare il 70% lo pensa in merito al tema dell’educazione e della salute, il 66% relativamente alla lotta alla deforestazione, il 63% per l’arresto del cambiamento climatico, il 64% nei confronti del rispetto dei diritti dei lavoratori lungo tutta la filiera, il 59% per la promozione della diversità e della libertà dagli stereotipi, il 60% per la promozione dell’uguaglianza tra uomini e donne, sia a casa sia al lavoro.

L’IMPEGNO DEGLI ITALIANI. Guardando al concreto, la raccolta differenziata rimane l’azione sostenibile più comune per il 58% degli italiani (risparmiare o riutilizzare l’acqua lo pensa solo il 4%, stessa percentuale per il risparmio energetico) che però si sentono chiamati in causa direttamente: per il 90% del panel di intervistati i consumatori pensano di poter fare la differenza per il futuro del pianeta, anche se solo il 19% pensa di poter contribuire a stimolare l’uguaglianza di trattamento tra uomini e donne attraverso il comportamento di consumo mentre per il 92% degli intervistati il proprio comportamento può incidere nel limitare l’inquinamento ambientale.

Ci sono insomma speranze per il futuro, a condizione che si instauri un patto di fiducia tra consumatori e aziende che possono contribuire, attraverso i loro prodotti e la comunicazione, a educare e orientare verso scelte sostenibili.

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