Il binario morto delle start up italiane

Federico Marchetti, fondatore di Yoox

Alle start up italiane ferme su un binario morto serve ossigeno. Cioè capitali. A cinque anni dall'entrata in vigore del decreto Start Up, il meccanismo di alimentazione delle aziende innovative è ancora macchinoso in Italia. La domanda e l’offerta di capitali per finanziare aziende dal grande potenziale non si incontrano in modo virtuoso. Restano poche attività efficienti come i fondi di settore P101, Principia, Innogest, United Ventures, 360 Capital e soprattutto il Fondo italiano d’investimento (Cdp, ma anche Intesa Sanpaolo, Montepaschi e Unicredit) che ha lanciato due fondi di venture capital che hanno immesso nel sistema 125 milioni di euro. 

LE START UP ITALIANE FERME SU UN BINARIO MORTO

A essere protagonisti in questo campo sono dunque soprattutto in Italia, mentre in Francia il presidente Macron  ha annunciato un piano pubblico da 10 miliardi che sarà gestito da Bpifrance, la banca pubblica di investimento di Parigi, dopo anni di investimenti crescenti nel settore: la Cdp d'Oltralpe è passata da 200 milioni a 2 miliardi di impegno. Nel 2016, come ricorda L'Economia , invece l'Italia ha erogato appena 163 milioni di investimenti pubblici.

Eppure, come sottolinea una ricerca del fondo P101, quasi sempre le scommesse tricolori sono state vincenti. Negli ultimi 15 anni, il venture capital italiano ha sostenuto casi di grande successo come Yoox, oggi colosso del commercio elettronico nel mondo del lusso dopo la fusione con Net-a-Porter, lastminute.com, Venere.com, Mutuionline, Cortilia, Moneyfarm e BorsadelCredito.it

«Il valore della trasformazione digitale può essere colto proprio intercettando queste società artefici dell’innovazione oggetto di investimento dei venture capital», sostiene Andrea Di Camillo, Managing Partner di P101. ««Noi vediamo 2 mila società all’anno e scegliamo le migliori. L’investitore informale, che agisce in modo destrutturato, non ha questi termini di confronto».