Industria 4.0, è un successo a metà

Il piano Industria 4.0 è un successo a metà. Lo dicono i dati del Politecnico di Milano sugli investimenti dell'industria italiana in innovazione: 1,6 miliardi di euro nel 2016, con una crescita del 27%. «Il piano sta funzionando», esulta Giovanni Miragliotta, responsabile dell'Osservatorio Industry 4.0 del Politecnico di Milano, che ha curato la ricerca. «Restano alcune lacune note a tutti: la formazione delle imprese per accompagnarle alla trasformazione; il bisogno di incentivare anche il cloud computing, pilastro dimenticato dal piano del Governo». 

Industria 4.0: fioccano gli investimenti, restano i problemi 

Il ministero dello Sviluppo economico rileva che la crescita della spesa in macchinari e apparati vari è stata del 9 per cento tra gennaio-giugno del 2017 grazie agli incentivi rispetto a un anno fa: totale 80 miliardi di euro. «Da capire però quanto di questa spesa, incentivata dal piano, stia andando davvero in innovazione e quanta sia servita a una mera sostituzione di apparati», aggiunge Miragliotta. 

Per quanto riguarda la sola vera innovazione, i calcoli del Politecnico parlano appunto di 1,6-1,7 miliardi bisogna sommare un indotto stimato di 200-300 milioni di euro. E l'aumento dovrebbe essere a doppia cifra anche nel 2017. In particolare, nel 2016 hanno investito soprattutto in Internet delle cose (sensori, chip collegati alla rete, per la gestione dei macchinari): un miliardo di euro,+27 per cento. Seguono gli analytics (analisi di dati industriali): 330 milioni di euro. Poi cloud computing (150 milioni di euro), automazione avanzata (120 milioni di euro) e tecnologie per l'interfaccia uomo-macchina (20 milioni di euro).

Nuovi impegni per il futuro

«Nella Legge di Stabilità si prevede la conferma degli incentivi, per un anno, per l'acquisto di innovazione, soprattutto software», ha ricordo Lorenzo Basso, parlamentare che lavora a questi temi nella commissione Industria. «Dovrebbe entrare anche un credito d'imposta per la formazione nelle aziende e incentivi all'arrivo di capitali finanziari su start up e pmi innovative. 
La formazione infatti resta un nodo cruciale per le pmi: «Solo il 10 per cento delle aziende medio-piccole è digitale, cioè dotata di strumenti minimi di gestione informatizzata», conclude Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale. «Inammissibili, a questo proposito, i ritardi sul decreto per l'avvio dei competence center universitari».