Istat, in Italia il sommerso vale 206 miliardi di euro

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L’economia sommersa ha generato nel 2013 un giro di affari di 206 miliardidi euro: quasi il 13% del Pil (12,9%). Il computo, realizzato dall’Istat, tiene conto del nuovo standard Sec2010 per la compilazione dei conti nazionali, che comprende oltre al sommerso anche le attività illegali come traffico di droga, prostituzione e contrabbando di sigarette. Di questi 206 miliardi, dunque, 190 miliardi provengono dal nero, mentre i restanti 16 miliardi dalle attività illegali. Le due voci rappresentano, rispettivamente, l’11,9% e l’1% del Pil. Tra le attività illegali è soprattutto la droga a generare i più alti guadagni: 11,5 miliardi di euro, per un aumento pari al miliardo di euro tra il 2011 e il 2013.

CRESCE IL LAVORO NERO. I dati Istat rilevano, inoltre, una crescita delle unità di lavoro, indicate come “Ula”, irregolari: nel 2013 ne sono state contate 3 milioni e 487 mila. Di queste, 2 milioni e 438 mila unità sono occupate come dipendenti (nel 2011 erano 2 milioni e 467 mila). La causa sarebbe da ricercarsi nella dilagante disoccupazione. Per quanto riguarda i tassi di incidenza delle Ula irregolari, questi si attestano sul 15% nel 2013, per un incremento dello 0,5% rispetto al 2011. Infine, ci sono dei settori dove il nero è particolarmente presente: per esempio, l'incidenza sul valore aggiunto dei flussi generati dall'economia sommersa arriva a toccare il 32,9% in Altri servizi alle persone, il 26,2% nel Commercio, trasporti, attività di alloggio e ristorazione, mentre le Costruzioni si attestano sul 23,4%.