L’identikit delle pmi italiane che hanno sconfitto la crisi

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Crescono a un ritmo tre volte superiore alla media del settore. A dispetto della crisi hanno raddoppiato il reddito operativo negli ultimi cinque anni e hanno rafforzato la loro solidità finanziaria. Sono le 327 piccole e medie imprese eccellenti d’Italia che, per continuare a crescere, puntano sulla capacità di rispondere alle esigenze dei mercati globali, sull’internazionalizzazione e sull’innovazione digitale.

Le strategie di queste 300 “eccellenze” italiane sono stati evidenziati dall’Osservatorio Pmi 2014, report annuale redatto dalla società di consulenza Global Strategy e presentato in occasione di un convegno tenutosi sul tema a Palazzo Mezzanotte di Milano. Nella sesta edizione dell’Osservatorio sono state individuate oltre 40 mila imprese italiane manifatturiere e di servizi, circa 8.000 aziende che hanno registrato nel 2012 un fatturato tra 20 e 250 milioni di euro e che compongono l’universo di riferimento. Analizzando i bilanci, sono state poi selezionate quelle che negli ultimi cinque anni hanno soddisfatto requisiti di crescita, redditività e solidità finanziaria superiori alla media del loro settore di riferimento.

LE AZIENDE SELEZIONATE. Quest’anno sono 327 le aziende che hanno passato la selezione registrando tassi di crescita medi annui del fatturato tre volte superiori rispetto all’universo delle pmi (+10% vs. +3%) e un reddito operativo che è cresciuto nel periodo 2008-2012 di ben il 19% medio annuo (contro una diminuzione media del 3% da parte delle pmi “normali”). Un’eccellenza che trova conferma anche nella capacità di generazione di cassa (rapporto Pfn/Ebitda pari a 0,4 contro 2,6 del resto delle pmi nel 2012) e nel ritorno sugli investimenti (Roi 2012 pari a 12,1%).

IDENTIKIT DELLA PMI DI SUCCESSO. Le imprese evidenziate dal report di Global Strategy operano in settori maturi (oltre il 30% appartiene alla meccanica e alla metallurgia), anche se si assiste a una progressiva affermazione di quelle di servizi principalmente attive nello sviluppo software, e più in generale attività di supporto alle funzioni d’ufficio (+22 aziende rispetto alla scorsa edizione). In secondo luogo, tre su quattro sono situate nel Nord Italia (73%), nonostante si noti una “sofferenza” in termini di penetrazione delle eccellenze nel Nord-Est e nel Sud (rispettivamente 3,8% e 2,7% contro una media nazionale del 4,1%). In controtendenza il Centro, unica zona dello Stivale che vede una crescita della penetrazione (pari al 5,3%).
Si tratta di aziende dalla forte vocazione globale: realizzano infatti quasi il 40% del loro fatturato all’estero e prevedono di incrementare il valore della propria produzione aggredendo nuovi mercati (per il 14% del campione) o sviluppando nuove iniziative (per il 24%). Infine, le pmi eccellenti sono fortemente orientate all’innovazione: investono ben il 5% del loro fatturato in ricerca e sviluppo. In particolare, è interessante notare che la maggior parte di questo budget (53%) è ancora destinato al miglioramento del prodotto, mentre gli investimenti in digitalizzazione sono pari al 15%.

IL BRAND CONTA MENO. L’impressione è che la crisi abbia premiato le imprese più dinamiche e veloci nel riuscire a comprendere dove i mercati stanno andando e come si stanno modificando. La capacità di rispondere alle esigenze del mercato infatti è diventata fattore strategico per ben il 75% delle imprese eccellenti, con un incremento rispetto al periodo pre-crisi di oltre 30 punti percentuali. Sembra invece che, il valore del brand non basti più: la competizione sui mercati globali premia chi innova dal punto di vista sia del prodotto sia della strategia imprenditoriale, mentre l’importanza del marchio sembra aver subito un forte ridimensionamento pari a 25 punti passando dal 54% al 29%.

PIÙ SOCIAL E INTERNAZIONALI. Le pmi eccellenti si sono dimostrate più evolute sul fronte dell’internazionalizzazione rispetto alla media nazionale. Basti pensare che il 93% del campione ha un sito in almeno un’altra lingua rispetto all’italiano, il 46% è presente su un social media, il 29% usa internet per servizi pre e post vendita, e infine il 15% vende online o su marketplace i propri prodotti (percentuale molto alta se tiene in conto che la maggior parte di queste aziende appartiene al b2b). Questo segmento di imprese è consapevole che, per competere in un mercato globale e in rapida evoluzione, il ricorso alle tecnologie digitali non sia più un’opportunità, ma una necessità. Ecco perché prevedono nei prossimi 3 anni di destinare circa il 15% del budget di Ricerca e Sviluppo proprio a soluzioni quali e-commerce evoluti, software per la gestione condivisa di dati e informazioni, piattaforme per l’ottimizzazione della supply chain.