La corsa mondiale all'Università che lascia indietro l'Italia

Duecento milioni di studenti in tutto il mondo studiano all'università, tra otto anni saranno 260 milioni. Il Belpaese, culla degli atenei più antichi, resta al palo per numero di laureati

Sono 200 milioni gli studenti universitari in tutto il mondo, un terzo della gioventù globale. Tra otto anni saranno 260 milioni e conquisteranno il pianeta. A dirlo è il report Unesco Towards 2030 che racconta il mondo dell'istruzione superiore per uscire dalla condizione di povertà o solo per resistere alla concorrenza sempre più feroce.

In particolare, è il Sud Est asiatico ad aver investito sul proprio futuro. Nel 1996 erano solo il 14% gli universitari nell'area, oggi sono il 32%. E in tutto il mondo sono 54 i Paesi con almeno metà dei ragazzi all'inseguimento di una laurea. In Corea del Sud c'è il 70% di laureati nella fascia 30-34 anni. La Malesia addirittura vuole avere nel 2020 addirittura 20 mila dottorati in più, mentre in Cina sono 9,5 milioni gli studenti che ogni anno sostengono le prove d'ammissione.

I migliori atenei restano in Occidente, tra gli Stati Uniti e l'Europa. Nel Vecchio Continente resta il 22% dei ricercatori globali (che sono 7,8 milioni). La Germania per esempio è, tra i Paesi ad alto reddito, quello con il più alto tasso di innovazione. É l'Italia: sconta nell'economia il numero cronicamente basso di laureati (25,3% tra i 30-34enni) investe poco nell'Università e non attira cervelli dall'estero (sono l'11% dei dottorandi non è italiano). E crede ancora che proseguire gli studi troppo spesso sia solo inseguire un pezzo di carta.

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