Le pmi italiane prendono dimestichezza con la gestione del rischio

Per molte aziende di piccole e medie dimensioni il rischio rappresenta un’opportunità, anche se si tende a sottovalutarlo

Politecnico di Milano, in collaborazione con the FinC – the Finance Centre e con Confapi Industria e grazie al cofinanziamento di Cineas, Consorzio universitario no-profit specializzato in cultura del rischio, ha realizzato una ricerca che analizza l’approccio delle piccole e medie imprese italiane al risk management . Nello specifico sono stati intervistati i responsabili di 427 aziende, appartenenti a tutti i settori, dalla manifattura ai servizi, per verificare se siano pronte a rispondere al rischio in maniera adeguata.

Come viene gestito il rischio. Il dato più incoraggiante attesta che il 53% delle aziende interpreta il rischio come un’opportunità da cogliere e che, per questo, vada gestito attivamente. Invece, solo nel 31% dei casi viene interpretato come un fattore negativo, mentre per il 16% delle aziende si tratta di una componente così marginale del business, da non meritare neppure di essere presa in considerazione come scelta strategica. Il 33% delle aziende ha un approccio proattivo rispetto alla gestione del rischio, dichiarando di procedere analizzando il tipo di rischio ed agire in relazione agli esiti delle analisi. Il 25% del campione intervistato, invece, si dedica ad una copertura sistematica di specifiche aree di rischio, precedentemente mappate.

Aspettative per il futuro. Il 58% delle aziende dichiara di valutare il proprio profilo di rischio nella media, ma ciò che più interessa è che nel 35% dei casi si prevede un aumento di questo profilo rispetto al passato, probabilmente complice l’attuale scenario economico. Per questa ragione il 25% delle aziende si aspetta un incremento nel futuro e nessuno degli intervistati si aspetta che diminuirà.

Rischi strategici ed operativi presi in considerazione dalle pmi. Per la metà delle aziende i rischi strategici presi in maggiore considerazione sono quello di concentrazione (meglio diversificare gli investimenti) e di controparte. Sono considerati meno importanti il rischio di reputazione, di “Paese” e di compliance alla normativa. La scarsa attenzione all’aspetto reputazionale ha lasciato un po’ perplessi gli autori dell’indagine, dal momento che rappresenta un settore strategico non trascurabile nei rapporti con partner e stakeholder. Per quanto riguarda le opinioni sui rischi finanziari, troviamo altre sorprese. Infatti vengono grandemente presi in considerazione il rischio di credito, quello di tasso d’interesse e solvibilità ma, considerato il particolare frangente economico, sorprendentemente vengono molto sottovalutati il rischio di cambio, il rischio di fluttuazione dei prezzi delle commodity ed il rischio inflazionistico. Questo approccio può costituire dei pericoli, soprattutto per le aziende che hanno scelto di seguire la strada dell’internazionalizzazione o di allargare i propri orizzonti imprenditoriali all’estero. Per quanto riguarda i rischi operativi, quello giudicato più meritevole di attenzione è quello connesso agli imprevisti legati ai processi aziendali. Per tenere sotto controllo la totalità di questi aspetti, le aziende più avvedute ricorrono a figure dedicate ad attività di monitoraggio, in genere nella persona dell’amministratore (58%) o del direttore finanziario (26%). Per svolgere al meglio queste mansioni e prendere decisioni con la massima avvedutezza si ricorre spesso a corsi di formazione ed informazione, ma queste misure sono destinate quasi esclusivamente al top management e non a tutti gli altri dipendenti.

La situazione in Lombardia. La regione più produttiva d’Italia conferma le principali tendenze a livello nazionale, a partire dall’aspetto più incoraggiante che fa registrare una significativa maturità nella gestione del rischio da parte delle imprese lombarde (44%). Per quanto riguarda il profilo di rischio, il 57% delle pmi in Lombardia sostiene di averne adottato uno medio, il 23% uno elevato, mentre il 20% ritiene di avere un profilo di rischio basso. In Lombardia, le aziende con un profilo di rischio alto incidono maggiormente che nel resto d’Italia.
Anche in questa regione si registra una scarsa attenzione al rischio di cambio per le aziende che investono all’estero. Tuttavia le imprese che realizzano più del 75% del fatturato in un’altra valuta sono in controtendenza, e manifestano grande attenzione al rischio di cambio. Queste aziende rappresentano il 33% del sottocampione Lombardo.

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