Non basta una cedolare a risolvere la questione Airbnb

Con la manovrina arriva la cedolare secca su Airbnb: i portali dovranno occuparsi della riscossione.

Tra le tante novità contenute nella "manovrina" in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, spuntano anche le nuove regole in vigore dal 1 giugno sulla cedolare sugli 'affitti brevi' (sotto i 30 giorni), che riguarderà sia le case vacanze sia gli immobili affittati tramite portali come Booking e AirBnb. L'aliquota al 21% sarà opzionale, ma in ogni caso dovranno essere gli intermediari - agenzie immobiliari o portali online - agiscano da sostituti d'imposta trattenendo le tasse da pagare. In caso di irregolarità nella comunicazione dei contratti è prevista una multa fino a 2.000 euro.

« Sulle tasse siamo disposti a fare la nostra parte, a raccoglierle e girarle allo Stato », aveva detto pochi giorni fa il Country Manager italiano, Matteo Stifanelli, a Repubblica . «Crediamo di poter avere un ruolo nella raccolta delle tasse, anche per semplificare la vita ai nostri host. Ma sulle modalità restiamo contrari. Non siamo agenti immobiliari, il ruolo di sostituto di imposta è incompatibile con la nostra natura di piattaforma. E vanno rispettare le norme europee in termini di privacy: non è necessario trasferire tutti i dati dei clienti all'Agenzia delle entrate».

Basterà, dunque, questa norma a calmare le acque in questo periodo di reflusso contro la sharing economy, da Uber a Flixbus ? O si rischia un pasticcio come nel caso della norma sugli home restaurant, poi bocciata dall'Antitrust ? Le questioni sugli affitti a breve termine sembrano ben altri, dagli obblighi sulla registrazione degli ospiti alle norme di sicurezza che creano un divario tra il mondo dei privati e quello dell'accoglienza professionale . Mentre la questione del p agamento delle tasse in Italia da parte delle multinazionali sembra ben più rilevante ed economicamente decisivo della cedolare da chiedere al cittadino che utilizza queste piattaforme?

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