Ue, procedura d’infrazione contro l’Italia

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La decisione dell’Ue (quella sì) non è tardata ad arrivare. Dopo le denunce degli advisor di Bruxelles per l’Italia, che hanno più volte segnalato i ritardi con i quali venivano effettuati i pagamenti della P.A. nel Belpaese, la commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia. L’accusa è di violazione della direttiva Ue secondo la quale la Pubblica amministrazione è tenuta a saldare i pagamenti entro 30 giorni, estendibili a 60 solo in casi particolari. Stando invece alle informazioni in possesso della Commissione, in Italia la P.A. pagherebbe dopo 170 giorni i fornitori di beni e servizi, dopo 146 giorni i costruttori, e addirittura dopo 210 giorni per i lavori pubblici. Non solo. I tassi d’interesse applicati ai pagamenti in mora sono inferiori a quelli previsti dalla direttiva Ue, e in alcuni casi si ritardano i rapporti sull’avanzamento dei lavori in modo da far slittare anche il pagamento alle imprese.
Ora il governo italiano ha due mesi di tempo per rispondere. A quel punto, la Commissione valuterà le informazioni fornite e, se dovesse emergere l’effettiva violazione delle norme Ue, invierà un parere motivato. Immediate le reazioni dei politici: per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan la decisione dell’Unione di avviare una procedura d’infrazione contro l’Italia risulterebbe «francamente incomprensibile», mentre per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi si tratterebbe di «un atto di irresponsabilità contro l’Italia».