Un terzo di Parmalat a Lactalis, Granarolo si fa avanti

Mentre in Italia ci si interroga su una possibile legge antiscalata che possa bloccare acquisizioni straniere in difesa della struttura produttiva italiana, il gruppo Lactalis entra prepotentemente in Parmalat e, dopo aver acquisito il 13,68% del gruppo italiano, trovano l’accordo con i fondi esteri Zenit Asset Management, Skagen As e Mackenzie Financial Corporation per salire al 29%. L’annuncio arriva in mattinata: i tre fondi soci di Parmalat hanno raggiunto l’accordo con i francesi per la cessione di tutte le quote (15,3% del capitale) a un prezzo di 2,8 euro per azione.
Lactalis, presenti in Italia con marchi come Galbani, Mio e Invernizzi, ha già schierato per il nuovo board i suoi manager: capofila è il presidente di Lactalis Italia, Antonio Sala, e nella lista in cui compare anche un nome di peso come Franco Tatò, oggi alla guida della Treccani, figurano il presidente del direttivo del gruppo transalpino Daniel Jaouen, il direttore finanziario Olivier Savary e l'ex numero uno di Galbani Marco Jesi.
Assogestioni (2,28%) ha puntato invece sull'ad di Lavazza Gaetano Mele. Nella lista di Intesa SanPaolo invece figurano, dietro all'attuale ad Bondi, Luigi Gubitosi (amministratore delegato di Wind), Roberto Meneguzzo (ad di Palladio), Patrizia Grieco (ad di Olivetti), Elio Catania (numero uno di Atm), Giuseppe Recchi (presidente GE Italia).

E se c’è ancora tempo per una cordata italiana che possa opporsi al gruppo francese, Intesa Sanpaolo (capofila della cordata) potrà contare anche su Granarolo. Dopo il sì della Ferrero, anche Gianpiero Calzolari, presidente del gruppo alimentare Granarolo è pronto a investire nel progetto. "Se la cordata italiana si costituirà noi ci siamo – spiega al Sole24Ore – Abbiamo calcolato sinergie per circa 80-100 milioni di euro, sufficienti per rendere l'operazione e le potenzialità di business interessanti". Se l'operazione Parmalat non dovesse essere perfezionata, Granarolo prenderà in considerazione altre strade. “Stiamo studiando quattro dossier di aziende pronte a essere cedute, acquisizioni che ci consentiranno di crescere anche all'estero con prodotti italiani come mozzarelle e formaggi freschi" conclude Calzolari.