L'anima gemella (in affari) esiste

Paul Allen (a sinistra) e Bill Gates agli inizi di Microsoft © Getty Images

Fiducia reciproca, condivisione di valori, complementarietà nel carattere e nelle competenze. Sono i pilastri imprescindibili su cui poggia un’unione salda e duratura, anche nel mondo del business. Tanto che da qualche anno, in America, se due soci co-fondatori sono in crisi, prima di andare davanti al consiglio di amministrazione, provano a rivolgersi ai coach matrimoniali

Se state cercando un partner in grado di portare avanti, al vostro fianco, il progetto imprenditoriale che tanto vi sta a cuore, non crediate di dover seguire criteri poi così diversi da quelli che vi hanno guidato nella scelta del compagno o della compagna della vita. O con cui, tuttora, vi orientate nella “dura legge della giungla” là fuori, facendo scrupolose selezioni. Il fatto è che, in ambito professionale come nella sfera privata, le affinità contano, eccome . E non si tratta (solo) di abbracciare una visione impregnata di romanticismo e di aspirazioni da idealista: lo consigliano spassionatamente eccellenti analisti ed esperti statunitensi che studiano da decenni i casi di migliaia di aziende e start up, cercando di indagare quali sono state le ragioni principali alla base del loro successo o, per contro, del loro fallimento. È stato così, per esempio, che, dopo aver passato in rassegna 10 mila realtà basate su partnership societarie, il professor Noam Wasserman – per 13 anni docente alla Harvard Business School – nel suo testo The Founder’s Dilemma (2012), ha evidenziato che ben il 65% di esse ha visto crollare la propria struttura come un effimero castello di carte. Altro che mancanza di fondi, strategie di marketing sbagliate o scarsa capacità di innovare: a sfiancarle sono stati, soprattutto, gli aspri disaccordi tra i soci fondatori. Secondo il ricercatore americano, inoltre, nei gruppi vincenti – che costituiscono meno del 10% del totale preso in esame – più del 50% di coloro che li hanno ideati e creati da zero sono stati espulsi prima di arrivare al terzo turno di finanziamento, per volontà del consiglio d’amministrazione o degli investitori che hanno deciso di scommettere sul Ceo co-founder che sembrava più capace e incisivo di quello in uscita.

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AI GURU DEL PARTNERSHIP COACHING

SI STANNO RIVOLGENDO

ANCHE VERI E PROPRI COLOSSI

COME DROPBOX, TWITTER ED EBAY

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CONSULENTE SENTIMENTALE PER AZIENDE IN CRISI
Se, invece, i due promotori del business restano entrambi al timone aziendale, ma confliggono, non è che le situazioni siano poi tanto migliori. Secondo il consulente J onathan Horowitz – uno dei più quotati, negli Stati Uniti, cui far riferimento in caso di crisi matrimoniali, anche in affari – i principali problemi derivano proprio dal fatto che, nella maggioranza delle partnership, uno dei due soci tende a dominare l’altro . Il quale, però, con il tempo, o viene cacciato oppure, se resta, finisce per covare risentimenti e incomprensioni. In questo modo, osserva l’esperto, idee e opportunità che potrebbero far crescere la società e business finiscono per essere sprecate, a scapito del benessere – economico e non solo – aziendale. Ecco perché ai guru del partnership coaching si stanno rivolgendo sempre di più non solo le baby imprese ad alto tasso digitale della Silicon Valley, ma anche veri e propri colossi come Dropbox, Twitter ed eBay. Questi ultimi, nello specifico, si sono affidati allo psicologo di lungo corso Richard Hagberg , che, in una serie di sedute, aiuta i partner imprenditoriali a risolvere le criticità del loro rapporto, molto spesso dovute a problemi di stress e di autodisciplina, invitandoli a scoprire punti in comune e a sviluppare un linguaggio improntato alla collaborazione e alla comprensione. Viceversa, è un dato di fatto che alcuni giganti dell’hi tech a livello globale siano nati e si siano sviluppati a partire da una coppia di amici o di compagni di studi di vecchia data: si pensi a Bill Gates e Paul Allen , che hanno dato vita a una multinazionale come Microsoft, piuttosto che a Larry Page e Sergey Brin , i padri del motore di ricerca più usato al mondo, Google, ma anche a Justin Mateen e Sean Rad , alla guida della fortunata app di dating Tinder e, ancora, a Daniel Ek e Mark Lorentzon , ideatori della piattaforma leader nello streaming musicale Spotify. Nel libro Becoming Steve Jobs , scritto da due reporter statunitensi, Brent Schlender e Rick Tetzeli, viene descritto il legame davvero molto forte tra il fondatore di Apple e Tim Cook, colui che avrebbe preso il suo posto, dopo la sua scomparsa, come amministratore delegato della Mela di Cupertino. Quali scintille sono scoccate tra loro, tali da dare vita a un’unione proficua, destinata a essere vincente e a costituire un business duraturo?

IL PARTNER GIUSTO: UNA SFIDA POSSIBILE
Secondo la rivista Forbes , una partnership che funziona si fonda principalmente su tre requisiti : fiducia reciproca, stessa modalità di comunicazione e competenze differenti tali da completarsi a vicenda. «In un mondo come quello attuale, che molti designano con l’acronimo “ VUCA ” ( Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity , ovvero all’insegna di volatilità, incertezza, complessità, ambiguità), il successo imprenditoriale passa attraverso un network di partner differenti: collaboratori, fornitori e, pensando all’importanza assunta dai social, anche clienti», commenta a Business People Paolo Iudicone Castiglioni , counsellor, coach esecutivo di International Coach Federation (Icf) e Co-founder dell’organizzazione Coaching by Values Italia . «Quei quattro elementi sopra elencati richiedono profili professionali specializzati e proattivi nel cogliere i rischi, ma anche le infinite potenzialità lavorative che questo millennio porta con sé. Un contesto in cui nessuno può più pensare di “tagliare il traguardo” da solo. Non a caso, tra le nuove competenze dei leader del futuro, Marshall Godman evidenzia la capacità di creare alleanze. Per questa ragione», prosegue Iudicone Castiglioni, «il socio ideale è prima di tutto una persona che sente il tuo stesso trasporto verso la missione dell’impresa. Per trasformare ciò in una visione che sia lungimirante e calata nella realtà, avere al proprio fianco qualcuno con un know-how complementare permette di coprire la maggior parte degli aspetti dell’attività imprenditoriale. Io e la mia socia Paola Valeri, per esempio, condividiamo l’idea legata all’efficacia e all’armonia delle organizzazioni. Se l’una è orientata all’elemento della leadership nei team, l’altro è più specializzato e focalizzato sulla comunicazione e sul benessere al loro interno. In generale, il modello di Simon Dolan , creatore della nostra metodologia, pone l’accento sull’importanza di un assetto valoriale condiviso. Resta il fatto che la fiducia è il valore pilastro e comunque, a differenza di quello che si può pensare, si può monitorare e migliorare costantemente».

Partner-Business

Tim Cook e Steve Jobs, anime di Apple. Proseguendo in senso orario, Ermanno Daelli e Toni Scervino della Maison Ermanno Scervino, Guido Martinetti e Federico Grom delle gelaterie omonime di quest’ultimo, e Justin Mateen-Sean Rad (Spotify)

IN PRIMIS, UN’ONESTA AUTOVALUTAZIONE
«Il primo passo da compiere, nella ricerca del partner ideale, è formulare le giuste domande », avverte il job coach Danila Saba . «Occorre porsi alcuni quesiti e rispondervi altrettanto sinceramente, evitando, così, di fare errori già in partenza. Per esempio: si ha veramente bisogno di un socio o, piuttosto, si cerca solo un finanziatore? Non tutti, inoltre, sono fatti per lavorare con altre persone. Si dà il massimo individualmente, insieme un’altra persona o, addirittura, con un gruppo?». In effetti, essere portati a entrare in partnership non è prerogativa di chiunque: «Questo è molto legato alla storia personale dell’imprenditore e alla sua indole. In ogni modo, non si costituiscono società solo perché non si è trovato un altro spazio nel mercato del lavoro. Inoltre, sono da scoraggiare coloro che non sanno condividere potere decisionale, vogliono avere controllo su tutto e sono incapaci di delegare. Così come le persone che hanno paura dei conflitti o di assumersi responsabilità e rischi. Potrebbero fare fatica, infine, i caratteri introversi che hanno modalità di comunicazione che non sempre vanno d’accordo con la presenza di un socio». Ideali condivisi e skill complementari delineano il resto di un possibile scenario di successo anche per Saba: «Tantissime collaborazioni si deteriorano quando ci rendiamo conto che si hanno diverse vision e questo blocca i processi decisionali», sottolinea la job coach. Alla stregua di un rapporto a due di natura sentimentale, poi, «è molto utile essere simili, ma non fotocopie l’uno dell’altro: due “galli in un pollaio” non stanno bene, così come due timidi potrebbero fare fatica a sviluppare un’attività commerciale. Le posizioni che ognuno avrà e i livelli di responsabilità dovranno essere stabiliti in partenza: ciò pone le giuste basi di chiarezza». Senza dimenticare l’efficacia di un approccio aprioristico positivo: «Per lavorare proficuamente con un socio, è necessario essere mentalmente aperti e coraggiosi. Il pessimismo, pur consentendo da un lato di intuire alcuni possibili criticità, rischia di far crollare la motivazione ai primi ostacoli».

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PER EVITARE CHE I RAPPORTI PERSONALI

INCIDANO SUL LAVORO,

SAREBBE UTILE SEPARARE

LE AREE DI RESPONSABILITÀ

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ESTRANEI O CONIUGE, CON CHI VA MEGLIO?
«In una partnership vincente, i due attori protagonisti hanno la stessa idea di successo», premette Iudicone Castiglioni. «Quando il piano della vita lavorativa si sovrappone a quello delle relazioni personali, è opportuno verificare insieme al socio che l’obiettivo professionale sia coerente con gli aspetti fondamentali di quello spazio esistenziale che si ha in comune e che la fiducia sia massima a livello pratico, emotivo ed etico. La capacità di comunicare diventa determinante: vengono richieste dosi massicce di assertività per affrontare temi anche conflittuali, capacità dialogica per generare conversazioni costruttive, intelligenza emotiva per gestire le emozioni». Osserva Danila Saba: « Si vuole entrare in società con un amico? Spesso si somiglia all’altro e questo non è sempre vantaggioso : due uomini “da palcoscenico” potrebbero non essere performanti quando portano avanti progetti comuni. Nella gestione di un’azienda arriverà un momento in cui si dovranno prendere decisioni scomode: c’è il pericolo che le dinamiche relazionali mettano a repentaglio tutto. È fondamentale lavorare sulle proprie modalità comunicative, mostrando estrema trasparenza per evitare dietrologie. La motivazione, per entrambi, deve essere sempre forte». Nel caso in cui la scelta di un socio ricada su uno sconosciuto, magari non subentreranno pregiudizi basati su fatti pregressi, tuttavia, «sarebbe utile testare la fiducia cercando di lavorare a un progetto insieme prima di proporre una società». E ancora. L’idea di mettersi in proprio con un ex collega con cui si è sempre andati d’amore e d’accordo può essere allettante, ma «non dimentichiamo che lavorare in azienda è ben diverso da operare autonomamente . Cambiano le regole e, soprattutto, le responsabilità. Quella persona, così disponibile e ligia dentro il sistema-impresa, sarà ugualmente capace di prendere decisioni all’esterno?». Le situazioni sono destinate a complicarsi, poi, se si tratta di partner che condividono non solo la scrivania, ma anche lo stesso tetto. Secondo una stima elaborata dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza, in Italia si contano almeno 930 mila “matrimoni d’impresa” , in cui si spartiscono casa e ufficio, affetti e carriera. Un trend che la crisi non ha compromesso, anzi: solo per il 4,3% si sono verificati più litigi, sia tra moglie e marito sia tra genitori e figli. «Tra i possibili scenari», chiosa Saba, «questo è il più difficile. Ci vuole una coppia che abbia una forte stabilità emotiva e relazionale, che sia consapevole dei propri pregi e difetti. Si dovrebbe pensare a fare business, mentre è opportuno che i sentimenti restino confinati. Il rischio è di far slittare sul lavoro tutto ciò che invece è personale, per esempio con generalizzazioni: “Sei sempre il solito!”». Un paio di suggerimenti? « Avere una chiara suddivisione dei compiti e fare il modo che ognuno abbia un’area di responsabilità differente per evitare di interferire ». Sosteneva Henry Ford: «Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo». Parola dell’ideatore della “catena di montaggio”, simbolo per eccellenza dell’efficienza di modelli produttivi in cui anche il più piccolo ingranaggio concorre alla composizione del tutto. Un’osservazione che, in fin dei conti, vale tanto nella gestione di un’azienda divisa tra due soci, quanto in quella di una comunità domestica. Nell’uno e nell’altro ambito, infatti, è essenziale che il tandem continui a mostrare affiatamento e a pedalare allo stesso ritmo, per risultare imbattibile.

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