Successione in azienda: la lezione di Bernardo Caprotti

Bernardo Caprotti © Getty Images

Figli di vari letti in lite, consorti e parenti lontani in attesa, e ancora dipendenti e segretarie da tutelare e premiare. La scomparsa del patron di Esselunga ha ricordato agli imprenditori tricolori che bisogna preparare la propria successione: gli esperti indicano a Business People tutte le strade a disposizione per evitare che le controversie tra eredi danneggino le aziende

Il testamento di Bernardo Caprotti, dopo anni di liti coi figli sulla gestione di Esselunga, ha messo tutti a tacere e riportato alla ribalta il tema del passaggio generazionale nelle aziende familiari. Il patron della catena di supermercati ha dato indicazioni su tutto: ha tutelato gli eredi, premiato la fedele segretaria, garantito il futuro dell’azienda e ha persino suggerito quale fosse il soggetto migliore per intavolare una trattativa per una partnership commerciale. Il dopo-di-sé è spesso un vero tabù per gli imprenditori, se è vero che solo uno su dieci regola la successione attraverso le sue ultime volontà. Eppure, se solo sistemassero per tempo le questioni, in famiglia e in azienda, si eviterebbero molti guai al momento della successione. Che prima o poi capita, questo è certo per tutti.

Si tratta di un tema centrale per le oltre 51 mila pmi familiari italiane, ma anche per le aziende più grandi. E purtroppo non esistono formule universali, né per la scelta dei successori né per quella della governance societaria più idonea. Sono disponibili, però, molti strumenti, dal trust alla fondazione, o alla holding e non solo, che possono essere usati per garantire un avvicendamento senza traumi, salvaguardando da un lato la crescita del business e dell’occupazione e dall’altro l’unità familiare: un equilibrio difficile, ma non impossibile. Ma soprattutto da affrontare con molto anticipo, perché i processi di ricambio generazionale sono decisivi per la continuità dell’impresa e il modello del “fondatore bravo” forse può funzionare all’inizio, ma presuppone, appunto, la sua presenza. Dopo di lui, è un’altra storia: che succede se i figli sono inetti, oppure di talento, ma non interessati all’azienda? Abbiamo sentito il parere di manager, imprenditori, avvocati, notai e consulenti. Trovate qui sotto le interviste.

GLI ESPERTI E...

PATTI DI FAMIGLIA

I TRUST

LE HOLDING

LE FONDAZIONI

LE PRIVATE EQUITY

... COSA FANNO LE GRANDI FAMIGLIE ITALIANE

La risposta? Non c’è dubbio che le aziende con vocazione alla crescita e all’internazionalizzazione debbano essere pronte ad aprirsi a capitali e management esterni. Tutto sta a capire come e in che misura. Mentre per gli eredi resta prioritaria la formazione, perché i giovani, che siano veri talenti o semplicemente figli di papà, devono fare esperienze di studio e di lavoro diverse, confrontarsi con coetanei di altri Paesi e fare gavetta in altri contesti, prima di ritornare in famiglia ad assumersi le proprie responsabilità.

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