Sleeping economy: la tecnologia da sogni

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Trentadue miliardi: tanto spendono gli abitanti dei Paesi industrializzati per dormire meglio. Stili di vita, stress e inquinamento acustico non ci fanno riposare bene, ma start up e grandi aziende sono pronte a correre in nostro aiuto

Carissimi insonni, è giunto il momento di un’elettrizzante buonanotte. Il bacio che vi farà addormentare non è uno schiocco di labbra di principi o principesse, ma arriva sotto forma dei più prosaici big data e wearable device – sussurrati direttamente dalla Silicon Valley – dove i guru delle tecnologie digitali hanno deciso di occuparsi anche delle nostre notti in bianco. Sì, avete capito bene, quei ragazzotti diventati in fretta e furia miliardari grazie al Web che ci hanno agganciato alla pervasività dell’Internet delle cose, fatto immergere nel magma totalizzante di social network sempre accesi, e ci hanno reso raggiungibili e contattabili in ogni dove e a ogni ora, adesso – bontà loro – vogliono metterci a letto e farci staccare la spina. Almeno per qualche ora, giusto il tempo per ricaricare le batterie. E poi ricominciare tutto daccapo.
Si capisce: dormiamo sempre meno e sempre peggio . E siamo meno produttivi. Ma il malessere notturno è contagioso e sta diventando un business formidabile. Solo in Italia ci sono circa 13 milioni di persone che hanno un pessimo rapporto con il materasso . Stando alle stime presentate nel corso della Giornata del sonno, che cade il 16 marzo, rispetto a 50 anni fa dormiamo due ore in meno.
Si accorcia la durata del riposo, che comunque diminuisce con l’avanzare dell’età, e peggiora anche la qualità del sonno . Sul comodino, infatti, al posto del bicchier d’acqua, si accumulano insonnia, apnee notturne, bruxismo, risvegli frequenti e perfino sonnambulismo. Un ginepraio da incubo, causato dagli stress della modernità e spinto al limite anche dal bombardamento digitale a cui siamo sottoposti ogni giorno.

PECORE ELETTRONICHE
L’economia del sonno non dorme mai. E questa, tutto sommato, è una buona notizia. Perché grandi multinazionali e start up stanno investendo massicciamente per trovare terapie e soluzioni per farci dormire su morbidi guanciali. Si stima che ogni anno gli abitanti dei Paesi industrializzati spendano qualcosa come 32 miliardi di dollari per cercare un sollievo a cuscini che di notte si trasformano in fili spinati. Il giro d’affari fino a oggi è stato composto di atomi: pillole, bustine, cure nei centri del sonno, e anche i vecchi stratagemmi della nonna, tra camomilla e passiflora, per prendere sonno. E ora spuntano sul mercato anche le cuffie cancella rumore, che oltre a riprodurre suoni sono in grado di ridurre a zero tutti i suoni molesti che ci circondano. Ma da domani la sleeping economy sarà soprattutto composta da silenziosissimi bit. Perché nella migrazione della sanità verso la rivoluzione digitale, aziende e start up stanno investendo in ricerca e prodotti nella cosiddetta “consumerizzazione” della salute, pensata anche per monitorare e migliorare la qualità del sonno.

Sleeping economy

Le analisi di Pwc hanno stimato che ci sono in circolazione 165 mila app che riguardano la salute , per oltre 1,7 miliardi di download l’anno. La maggior parte di queste applicazioni (collegate a dispositivi indossabili) si occupano di monitorare i parametri fisiologici, in primis quelli del sonno per poi misurare il battito cardiaco, la pressione o semplicemente la dieta alimentare. Apple ha lanciato una vera e propria cartella clinica negli iPhone di ultima generazione. E tutti gli altri player stanno seguendo a ruota libera. Il caso di successo dei braccialetti fitness e benessere della start up americana Fitbit sta a lì a dimostrare il crescente interesse delle persone nel monitorare il proprio stato di salute, incluso quello del sonno. Braccialetti, anelli e fasce, tutti collegati in wi-fi e tramite app, che possono fornire informazioni utili ai medici di fiducia o ai centri specializzati del sonno. L’elettronica promette di farci ricadere nelle braccia di Morfeo. E vista la posta in palio, un giro d’affari che vale svariati miliardi di dollari, c’è da credere che non verranno lesinate risorse. I big della salute e dell’elettronica sono pronti alla sfida. La divisione Health di Wolters Kluwer ha annunciato l’aggiunta della specialità Medicina del sonno alla propria risorsa di supporto alle decisioni cliniche. Anche Philips , ormai sempre più votata al digital health, sta mettendo in campo diverse soluzioni dedicate alle terapie del sonno, come la soluzione Dream Family , corredata da una maschera notturna e da un’app ( DreamMapper ) progettate per dare sollievo ai pazienti che soffrono di apnee notturne. E c’è anche chi come Beddit ha sfornato un materasso dotato di fasce a sensori in grado di farci dormire meglio monitorando tutte le fasi del sonno. Lungo questa scia, la start up italiana Eight ha inventato il primo materasso (si chiama Luna) che traccia il sonno e regola la temperatura.

PENNICHELLA ALL'IMPROVVISO 

È l’incubo dei frequentatori di convegni e assemblee: addormentarsi all’improvviso, provocando ilarità e a volte sdegno da parte dei partecipanti che resistono a occhi aperti. Se in Occidente la pennichella da sfinimento è stigmatizzata, in Giappone invece è perfino incoraggiata. Nell’ex impero del Sol Levante, l’atto di addormentarsi in pubblico viene chiamato inemuri , ovvero “dormire quando si è presenti” e ha un’accezione addirittura positiva. I giapponesi apprezzano l’uomo che si assopisce in metropolitana o in un caffè perché dimostra così di essere esausto, di aver dato tutto al lavoro. Tuttavia anche l’inemuri ha le sue regole. Prima di tutto, la siesta istantanea deve avvenire in pubblico e deve essere breve. Perché dopo una manciata di minuti di sonno bisogna essere in grado di riprendere subito il lavoro.

IL MORFEO ITALIANO
L’Italia è il Paese che investe meno in Europa per la digitalizzazione della sanità, circa 1,4 miliardi di euro l’anno secondo il Politecnico di Milano , appena l’1,2% della spesa sanitaria. Eppure uno dei top influencer globali del digital health è italianissimo. Si chiama Roberto Ascione , nato a Napoli, classe 1973, ed è un imprenditore che è stato appena nominato Best Industry Leader alla conferenza californiana di Health 2.0 , una sorta di premio Oscar per chi si occupa di tecnologia e salute. Lui è il Ceo e fondatore di Healthware International e partner di Digital Magics Healthtech, il primo acceleratore d’impresa del settore. «Il mondo del sonno», dice Ascione, «è forse quello più competitivo e presidiato nel campo della salute digitale. Ci sono centinaia se non migliaia di app, anche se non tutte performanti sotto il profilo dell’affidabilità, che si occupano della salute notturna. Ma il futuro sta nell’integrazione di queste soluzioni di digital healthcare. Immagino un’app unica che organizza, a seconda delle esigenze del paziente, la sua cartella clinica che raccoglierà i dati e li fornirà ai medici in occasione delle visite di controllo, sia fisiche che da remoto». Sul fronte degli investimenti, la prima start up ospitata dal Digital Magics Health Tech si chiama Grampit ed è un sistema innovativo di assistenza per gli anziani, che fa leva su indicazioni vocali avvertendo i familiari in caso di necessità e monitorando l’assistito a casa. «Ora intendiamo focalizzarci sulle terapie digitali. In Italia se ne parla poco ma è uno delle grandi frontiere della medicina del futuro: pensiamo alle soluzione di Nykomed società italosvizzera che con un algoritmo controlla la pressione del paziente e produce ricette di stili di vita adeguati per farla abbassare. Questa è una frontiera che, abbinata al farmaco, avrà grandi possibilità di sviluppo, in tutti i campi della salute».

IL FUTURO DELLA RICERCA
Nei laboratori di ricerca più prestigiosi del pianeta il sonno è l’osservato speciale. Al di là delle soluzioni in bit e delle terapie della telemedicina, ci sono scienziati che stanno lavorando alla pietra filosofale che potrebbe spezzare l’incantesimo dell’insonnia. Si tratta ancora di esperimenti. Ma chissà se un domani potremmo ricorrere al Tms, acronimo di Transcranial Magnetic Stimulation . Si tratta di una valigetta da letto collegata alla testa che, grazie alla stimolazione con onde magnetiche, è in grado di portarci nel sonno profondo saltando tutte le fasi intermedie. C’è poi il prototipo di casco del sonno progettato dallo Stanford Center for Sleep Sciences and Medicine, che isola occhi e orecchie da qualsiasi tipo di segnale ambientale e riscalda la zona oculare, che regola il meccanismo del riposo. Allo studio c’è anche il Fisher Wallace Stimulator , un dispositivo lontano parente dell’elettroshock che con una stimolazione elettrica, molto più blanda del suo antenato, consente di “disattivare” gradualmente le attività del cervello.

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