I robot ci costeranno metà del nostro stipendio

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I robot ci costeranno metà del nostro stipendio. A dirlo sono le previsioni di McKinsey Global Institute  presentate al convegno Futuro del lavoro voluto dal Fmi. Se infatti la disoccupazione tecnologica è già una realtà e tanti posti di lavoro sono a rischio per l'automazione, la realtà è che appena il 5% delle posizioni umane è sostituibile dalle macchine. Con picchi del 15-20% se si guarda alle professionalità basse o intermedie. Il conto comunque è esorbitante: le tecnologie attuali possono essere applicate potenzialmente al 50 per cento dell'economia globale, investendo 1,2 miliardi di lavoratori e 1,4 trilioni di monte salari.

Il problema è un altro: sostituendo integralmente o parzialmente macchine a persone, solo negli Stati Uniti il monte salari diminuirebbe del 51 per cento con un taglio complessivo di 2 mila miliardi di dollari. Anche perché le macchine sono più efficienti: nel 2011 il margine di errore nel riconoscimento e nella classificazione delle immagini era del 26 per cento, oggi è sceso al 3%. Meno degli umani, "fermi" al 5%.

I robot ci costeranno metà del nostro stipendio

Fortunatamente, i tempi per l'automazione i massa saranno lenti a causa dei costi degli investimenti in nuove tecnologie, più alti rispetto ai lavoratori che sono sempre più a basso costo. A preoccuparsi, dunque, devono essere i lavoratori di settori a bassa professionalità che saranno, naturalmente, i più colpiti. L'elenco presentato da McKinsey parla da solo: in cima alla lista dei "sostituibili", ci sono i settori della ristorazione e alberghiero, seguiti dalla manifattura, dai trasporti, dall'agricoltura e dal commercio al dettaglio. La classifica dei meno sostituibili invece vede maggiormente al riparo i servizi di educazione, i manager, le libere professioni, il settore dell'informazione e gli assistenti sociali.