Jobs Act, apertura di Cisl e Uil. Renzi: «Non temo agguati del Pd»

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Nuovo appuntamento per il 27 ottobre: vuol dire che qualcosa di cui parlare, da cui ripartire, è stato fissato nell'incontro tra i sindacati e Matteo Renzi. «Ci sono sorprendenti punti di intesa», sarebbero state le parole del premier secondo alcuni presenti.

LE NOVITA'. Ai leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, il presidente del Consiglio ha presentato il "nuovo" articolo 18: rimane il reintegro in caso di licenziamenti discriminatori e disciplinari «ma previa la specifica della fattispecie» ha spiegato Renzi ai sindacati.

Un altro punto all'ordine del giorno del governo è la lotta al precariato con la riduzione delle forme contrattuali, mentre dall'emendamento della minoranza Pd arriverà una norma per regolare la rappresentanza sindacale e l’ampliamento della contrattazione decentrata e azienda.

LE TRE T. «Al Paese serve un clima di fiducia», l'esordio di Renzi che ha poi indicato subito le priorità, le "tre T": «Termini Imerese, l’Ilva di Taranto e l’Ast di Terni», stabilimenti da salvare.

All'incontro erano presenti, con il premier, Graziano Delrio (sottosegretario alla presidenza del Consiglio), Giuliano Poletti (ministro del Lavoro e delle Politiche sociali), Pier Carlo Padoan (Economia), Marianna Madia (Pa). Dall'altra parte i segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl: Susanna Camusso, Annamaria Furlan (all'esordio dopo l'addio di Bonanni), Luigi Angeletti e Geremia Mancini. Soddisfazione da parte di quasi tutti i presenti, gelo solo dalla Camusso accolta da Renzi con una battuta: «Sono sicuro che porterete 3 milioni in piazza, diremo al sindaco Marino di accoglierli con il dovuto riguardo...».

STIPENDI E CRISI. C'è stato spazio anche per discutere della manovra: due miliardi per ridurre l'Irap e un miliardo per la scuola - le prime anticipazioni del presidente del Consiglio - oltre alla strutturalizzazione del bonus da 80 euro dal 2015.

Per quanto riguarda invece l'altro tema caldo, quella del Tfr, Renzi ha "cinguettato" prima dell'incontro: «Il Tfr, la liquidazione, sono soldi dei lavoratori, che però vengono dati tutti insieme alla fine. La filosofia sembra essere protettiva: te li metto da parte, per evitare che tu li bruci tutti insieme», le parole nella sua newsletter mensile, «uno Stato-mamma, dunque, che sottilmente fa passare il messaggio di non fidarsi dei lavoratori-figli. Io la vedo diversamente: per me un cittadino è maturo e consapevole. E come accade in tutto il mondo non può essere lo Stato a decidere per lui. Ecco perché mi piacerebbe che dal prossimo anno i soldi del Tfr andassero subito in busta paga mensilmente».

LA CONFERENZA STAMPA. Nel corso della conferenza stampa finale, il premier ha parlato del voto di fiducia di domani 8 ottobre sul Jobs Act: «La fiducia è un voto palese e non ci sono franchi tiratori. Abbiamo discusso, io credo che il Pd a un certo punto deve votare, si è votato alla direzione, si voterà domani la fiducia, sono convinto che sia naturale che tutti votino per la fiducia, non temo agguati e ove ci fossero li affronteremo».

La minoranza del partito, nonostante i distinguo, promette di votare a favore anche per evitare spiacevoli situazioni nel giorno del vertice europeo sul lavoro a Milano con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande