L'industria 4.0 si ricorda anche delle formazione. Finalmente

L'industria 4.0 si ricorda anche delle formazione. Finalmente. Perché dei 20 miliardi promessi per confermare e potenziare il programma governo «Industria 4.0», la vera novità è il credito di imposta forte sulla formazione. Perché non ha senso puntare sulle macchine se non si fa in modo di potenziare il capitale umano  dei futuri "conduttori digitali ". 

L'industria 4.0 si ricorda anche delle formazione. Finalmente

In attesa del tentativo di accordo sulle grandi trasformazioni del lavoro che si cercherà di raggiungere nel G7 della Reggia di Venaria, il governo pensa di insistere con gli incentivi hi tech per sostenere le aziende che puntano sull’innovazione. «Il governo non ridurrà le risorse, saranno ridistribuite spostandone sulla formazione e rimodulando il super-ammortamento», spiega il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. «I problemi sono estremamente complessi, con posizioni differenti in particolare per quanto riguarda l’intelligenza artificiale e il modo di regolarne lo sviluppo».

Il vero ostacola resta l'uso dei dati e il nodo della privacy. Gli Usa sono per la liberalizzazione quasi totale, i Paesi europei rimangono più prudenti. «Può essere un’opportunità anche per le Pmi», dice il rettore del Politecnico di Torino, Marco Gilli, alla Stampa . «Però dovrebbero aver libero accesso alle tecnologie, ai dati per creare un’impresa sostenibile. La sfida è rendere accessibili gli “open data”, riformare i modelli per potere effettuare imponenti investimenti nella ricerca e sviluppo. Servono anche importanti cambiamenti nella normativa».