Lavoratori italiani pessimisti

Se la disoccupazione non accenna a diminuire, anche chi lavora non ha grandi speranze: l’ultima rilevazione di Gi Group, che semestralmente monitora la situazione in Italia, indica che ad ottobre l’indice di fiducia dei lavoratori italiani è diminuito di oltre 5 punti rispetto ad aprile 2011 ed è ora a 31,6 punti (su una scala da 0 a 100). Scendono al minimo storico anche tutti i sotto-indici ad esso collegati, segno che il riacutizzarsi della crisi economica ha avuto un forte contraccolpo sull’umore di tutti noi italiani: donne e uomini, senza distinzioni di età, inquadramento contrattuale, dimensione dell’azienda per cui lavorano e residenza (il campione della rilevazione statistica conta infatti 3.700 lavoratori dipendenti rappresentativi di tutte le categorie professionali e sull’intero territorio nazionale). Tutti pessimisti insomma, compresi i giovani under 30 che finora erano sempre stati abbastanza ottimisti, i dipendenti quadri, i lavoratori del nord d’Italia e quelli delle medie imprese (la cui fiducia è scesa di 7,5 punti in un solo semestre). In particolare abbiamo poca fiducia nell’azienda (scesa a 46 punti, - 6 rispetto ad aprile), nel mercato del lavoro (37,6 punti, - 9) e nella nostra situazione personale (25,6 punti, - 3).

La dichiarazione “Non ci può essere crescita senza fiducia” di Stefano Colli-Lanzi, Amministratore delegato di Gi Group (leggi la nostra Cover “Il welfare sono io ”), è un campanello d’allarme in un Paese in cui anche la fiducia nelle istituzioni nazionali e sovranazionali è crollata a soli 17 punti (- 3 rispetto ad aprile) e quella nella capacità del governo di migliorare la situazione segna il valore in assoluto più basso: 10 punti. “Dobbiamo renderci conto che avere un debito pubblico di queste dimensioni pregiudica ogni possibile azione” continua Colli-Lanzi, per il quale le riforme per il mercato del lavoro richieste dalla Banca Centrale Europea (BCE) devono essere una priorità tra le riforme strutturali di cui ha bisogno l’Italia.

Nel clima generale di sfiducia gli unici ad essere un po’ meno pessimisti sono i lavoratori del nord est (fiducia a 50,95 punti) e quelli della grande impresa (50,85 punti). Ma anche per loro non si può parlare di ottimismo.