Ordinaria, in deroga, e straordinaria: guida alla cassa integrazione

E uno dei punti principali su cui governo e Parti sociali si stanno affrontando per riformare il mercato del lavoro; ed è anche uno dei più difficili – forse più dell’articolo 18 – perché da questo intervento dipende il sostegno per la maggior parte dei lavoratori sospesi dall’attività lavorativa. È la cassa integrazione guadagni (Cig) o semplicemente ‘cassa integrazione’, uno dei principali ammortizzatori sociali previsto dalla legge. In attesa di un’eventuale riforma, analizziamo punto per punto il ‘sistema Cig’ previsto attualmente nel nostro Paese:

Amortizzatori sociali. Un complesso e articolato sistema di tutela del reddito dei lavoratori che sono in procinto di perdere o hanno perso il posto di lavoro. Questo sistema è definito da specifiche norme di legge. Per i soggetti percettori di ammortizzatori sociali, disoccupati o inoccupati beneficiari di forme di sostengo al reddito il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali mette in atto, in sinergia con le Regioni, progetti e programmi di incentivazione al reinserimento o inserimento lavorativo. Tra i principali ammortizzatori troviamo la cassa integrazione.
Cassa integrazione guadagni (Cig). È un istituto previsto dalla legge e consiste in un sostegno al reddito erogato dall’Inps in favore dei lavoratori sospesi dall’obbligo di lavorare o che prestano servizio a orario ridotto rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro. La prestazione riconosciuta dall’Inps è erogata nei limiti di un massimale mensile rivalutato ogni anno e in ogni caso non superiore all’80% della retribuzione globale percepita dal lavoratore. Tre le tipologie di cassa integrazione previste dal nostro sistema di ammortizzatori sociali: la cassa integrazione ordinaria (Cigo), la cassa integrazione straordinaria (Cigs) e la cassa integrazione in deroga (Cig in deroga), quest’utlima si applica a tutti i lavoratori che non rientrano nelle precedenti tipologie. Solo la Cig in deroga è finanziata dallo Stato o dalla Regioni, in genere buona parte degli ammortizzatori sociali pesa su imprese e lavoratori che, solo nel 2011, hanno versato nelle casse dell’Inps circa 8,6 miliardi di euro per questo scopo.
Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo). La Cigo interviene per difficoltà temporanee e a carattere transitorio dell'industria (escluso l'artigianato) a prescindere dal numero di dipendenti, del settore edile e dell'agricoltura (per eventi meteorologici). L'ente competente in materia è l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (Inps). La durata massima è di 13 settimana, più eventuali proroghe fino a 12 mesi. In determinate aree territoriali il limite è elevato a 24 mesi.
Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs). È concessa, attraverso decreto del ministero del Lavoro, nei casi di crisi, ristrutturazione, riorganizzazione, conversione produttiva, privatizzazioni, fallimento, ecc., alle imprese industriali con più di 15 dipendenti e del commercio con più di 50, e alle aziende dell'editoria. Entrambi gli istituti garantiscono ai lavoratori messi in cassa integrazione, cioè temporaneamente sospesi dal lavoro, un sostegno al reddito. Può durare al massimo 12 mesi in caso di crisi aziendali, 24 mesi in caso di riorganizzazione, ristrutturazione e riconversione aziendale; 18 mesi per i casi di procedure esecutive concorsuali. Le istituzioni responsabili sono il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e l’Inps.
Cassa integrazione in deroga (Cig in deroga). Intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese o lavoratori non destinatari della cassa integrazione guadagni. Si tratta di un’estensione di un ammortizzatore sociale a lavoratori di piccole imprese, aziende artigiane, del terziario o con contratti atipici, decisa per fronteggiare la crisi economica che si è aperta nel 2008. Anche i dipendenti delle grandi imprese, una volta esaurite le 52 settimane di cassa ordinaria, possono accedere alla Cig in deroga.
L’altro ammortizzatore sociale attivato con la crisi è l’indennità di mobilità in deroga. Quest’ultimo ammortizzatore strumento garantisce ai lavoratori licenziati un reddito sostitutivo della retribuzione sulla base di accordi regionali finanziato dallo Stato e dalle Regioni con l’utilizzo di risorse del Fondo sociale europeo per percorsi di formazione e riqualificazione professionale.