Pensioni, Poletti propone di rivedere la riforma Fornero. Ed è caos

Giuliano Poletti © Palazzo Chigi

Il tema è di quelli caldi: le pensioni. Ad accendere (nuovamente) il dibattito è stato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che si è detto intenzionato a «rimettere mano alla riforma Fornero per attivare una maggiore flessibilità in uscita che sia graduale e sostenibile economicamente». L’idea accarezzata sarebbe quella di abbassare l’età pensionabile, anche se il ministro precisa: «L'intervento potrà avvenire solo all'interno della legge di Stabilità perché è lì che bisogna quantificare e qualificare le risorse per le scelte da fare». Il problema, d’altronde, è complesso: dalle pensioni proviene quasi un terzo del welfare.

Con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, infatti, la riforma Fornero garantirebbe risparmi pari a circa 80 miliardi fino al 2019 e, dal 2020 in poi, cifre perfino superiori. Tuttavia, questo rappresenta un problema per le aziende che si ritrovano con dipendenti over 60 non licenziabili e nemmeno rottamabili. Da qui, dunque, l’annuncio di Poletti. Ma non tutti (naturalmente) sono d’accordo con la proposta. Il neo presidente di Inps Tito Boeri, per esempio, propone invece di ricalcolare con il sistema contributivo gli assegni pensionistici, tassando i i più corposi. Due le linee seguite da Boeri: «introdurre una maggiore flessibilità in uscita dal mondo del lavoro» e «ricostituire il patto intergenerazionale, magari attraverso un prelievo sulle pensioni più alte». Il ministro Poletti però si è subito premurato di rimandare la proposta al mittente ricordando: «Oggi l'Inps è impegnata a un lavoro di analisi, valutazione e predisposizione di simulazioni con cui verificare quali siano le azioni più efficaci ed economicamente sostenibili, dati i vincoli che abbiamo». Come a dire: ognuno si limiti a fare il suo lavoro… Al contempo, sul tema delle pensioni si fa avanti anche mr Spending review Yoram Gutgeld, promettendo di fare pulizia dei falsi invalidi.