Approdare nelle Pmi: molte opportunità (e qualche insidia)
«Tre anni fa ho lasciato il mondo delle multinazionali per assumere la direzione commerciale di un’azienda imprenditoriale emiliana che opera nel mondo dell’elettronica. Non avrei mai potuto immaginare quale svolta positiva la mia vita professionale avrebbe avuto da quella decisione.»
Questa recente conversazione avuta con un ex collega ci offre lo spunto per affrontare un tema sempre più ricorrente nell’ambito dei percorsi di carriera di un manager. Le piccole medie imprese rappresentano infatti un settore in grado di offrire opportunità molto interessanti, soprattutto nel mercato del lavoro italiano, vista l’importanza che queste hanno da sempre nel tessuto economico del Paese. Naturalmente è importante capire quali sono i vantaggi di questa scelta, quali le attenzioni da avere e soprattutto quando sia più opportuno compiere questo passaggio. Nel fare queste considerazioni ho anche il piacere di trarre spunto da un recente intervento di Roberto Farina, coo di Poltrona Frau Group, che rappresenta uno dei casi di maggior successo di una transizione dal mondo delle multinazionali a quello delle Pmi. A mio avviso rimane indubbio che le grandi corporation internazionali rappresentino tuttora il miglior contesto per gli anni iniziali della propria carriera. In esse infatti si apprende un approccio strutturato verso il business e i processi organizzativi, si sviluppano competenze professionali e tecniche di eccellente livello e ci si confronta costantemente con personalità di grande spessore da cui trarre insegnamento e ispirazione. È però altrettanto vero che oggi queste realtà vivano processi molto spinti di accentramento dei processi decisionali, lasciando spesso alle unità operative nei singoli paesi un ruolo di mera esecuzione delle politiche adottate dagli headquarters. Ne consegue che l’impatto o il margine di autonomia che un manager può avere a livello locale risulta piuttosto limitato e la componente “politica” del suo ruolo assuma una valenza preponderante, talvolta insopportabile. Questi e altri fattori fanno dunque si che spesso si avverta a un certo punto del proprio percorso il desiderio di trovare contesti in cui poter esprimere in modo più completo le competenze e conoscenza acquisite. In quest’ottica le Pmi rappresentano un’occasione particolarmente stimolante. Qui infatti i processi decisionali sono rapidi, benché di norma piuttosto destrutturati e talvolta soggetti a repentini cambi di rotta specialmente se in presenza di un imprenditore. La pianificazione viene fatta in base ai dati effettivamente disponibili e con un orientamento di medio termine, oltre a essere soggetta a frequenti rivisitazioni su iniziativa del management. I modelli organizzativi, differentemente dalle multinazionali in cui tendono a prevalere dinamiche di accentramento funzionale, sono spesso orientati a una gestione integrata della catena del valore che crea una forte compartecipazione di tutti gli attori alle gestione dell’azienda. Le responsabilità sono chiare e dirette, le matrici organizzative un pallido ricordo e i risultati vengono misurati in modo semplice ed essenziale. L’impatto di ogni singola decisione è infatti molto elevato e il manager deve saper operare esattamente come se l’azienda fosse la sua. Le risorse sono limitate, spesso in modo molto marcato rispetto ai colossi multinazionali, per cui diventa indispensabile saper definire chiaramente le priorità e saper puntare decisamente su di esse senza margini di ripensamento. Spesso l’attenzione verso il prodotto e la sua eccellenza è estrema, identificando in questo il vero patrimonio dell’azienda, frutto di una tradizione in cui saper fare e passione personale si fondono inscindibilmente. La politica, intesa come insieme di risorse dedicate allo sviluppo di consenso ed alleanze, è di norma assente, in quanto molto spesso il potere risiede nelle mani di una sola persona. Per contro diventa fondamentale la capacità di gestire il rapporto personale con la proprietà, specialmente nei contesti in cui questa sia ripartita fra più persone agendo da elemento fluidificante o ammortizzatore in base alle circostanze. Infi ne il sentimento dominante è quello di avere poche certezze ma molta libertà. Di poter fare, di assumersi le proprie responsabilità, di creare qualcosa che rifletta la propria visione, il proprio talento e le capacità sviluppate, naturalmente assumendosi in prima persona la responsabilità del proprio operato e venendo ricompensati, o sanzionati, per esso. Per tutte queste ragioni ritengo che le Pmi siano un eccellente contesto a cui poter guardare nella seconda parte della propria carriera, una volta acquisita una chiara identità professionale, in cui esprimere in modo pieno la propria persona e le competenze sviluppate.
