Il lavoro quando si è “senza lavoro”
«Ho appena definito l’accordo di uscita dall’azienda di cui sono attualmente direttore generale e prevedo che saranno necessari alcuni mesi per trovare una nuova opportunità in linea con il mio profilo e le mie aspirazioni. Mi sto chiedendo quale sia il modo più proficuo per impiegare questo periodo, a parte ovviamente il tempo necessario per cercare il mio nuovo lavoro. Hai qualche suggerimento da darmi in proposito?»
Lo spunto rappresentato dalla conversazione avuta pochi giorni fa prendendo un aperitivo con un amico di vecchia data merita a mio avviso un approfondimento tra queste colonne. Il tema della discontinuità nei percorsi di carriera già più volte citato ha infatti tra le sue implicazioni quella di aprire delle finestre temporali tra un’esperienza e l’altra, finestre la cui durata è incerta e variabile ed in cui un manager deve gestire una serie di dinamiche di natura molto diversa tra loro. Premesso che nella maggior parte dei casi può farlo con una certa tranquillità economica e che naturalmente, come nel caso citato, la sua principale “occupazione” sarà rivolta a sviluppare i contatti attraverso cui pervenire ad una nuova avventura professionale, trovo però che sia riduttivo concepire questo periodo esclusivamente finalizzato a questo scopo. Questo limbo professionale, infatti, se adeguatamente interpretato può risultare un periodo di grande arricchimento personale, in cui vivere esperienze diverse e incontrare opportunità spesso inattese. Vediamo come. Innanzitutto, ed è il caso più frequente, attraverso attività di tipo consulenziale o progettuale, in cui mettere le proprie conoscenze al servizio di realtà magari più piccole o in fase di cambiamento che operano in settori su cui si sia sviluppata una conoscenza particolare, e che verosimilmente non potrebbero permettersi un manager di una certa caratura attraverso una normale assunzione in una prospettiva di continuità. In secondo luogo attraverso la collaborazione con il mondo universitario o della formazione manageriale, portando anche qui un contributo che nasca dalle esperienze vissute e che vada a integrarsi nell’ambito dei percorsi didattici, tanto nelle attività di aula quanto di supporto a progetti sul campo, tesi di laurea o gruppi di lavoro. Un altro ambito è certamente rappresentato dalle start up o da attività di taglio imprenditoriale a cui dare vita (o a cui aggregarsi) realizzando modelli di business semplici e innovativi che facciano leva sulle conoscenze acquisite, nella prospettiva di lasciarne ad altri la gestione operativa una volta avviate. Molto interessante, e a mio avviso ancora sottovalutata, la prospettiva poi di collaborare pro tempore con attività non profit di tipo culturale o sociale, portando un contributo inestimabile soprattutto nell’impostazione di processi e dell’organizzazione come pure dei fondamenti gestionali e della definizione del piano industriale. Altrettanto stimolante, ed egualmente poco considerata, la possibilità di dedicarsi ad iniziative editoriali, collaborando con testate a cui apportare la propria esperienza e la propria rete di rapporti oppure raccogliendo in un libro alcune delle esperienze vissute e delle cose apprese. Infine vi sono un’infinità di opzioni legate al potersi regalare un tempo significativo per l’apprendimento. Di una lingua, di un determinato ambito del sapere, di una disciplina sportiva o artistica a cui dedicarsi per un certo periodo con un’intensità normalmente impensabile. L’importanza di quanto descritto è dimostrata dalla prassi molto diffusa all’estero, anche perché adeguatamente supportata dall’ordinamento giuridico di paesi più evoluti, di periodi sabbatici in cui beneficiare di queste finestre su iniziativa individuale, sospendendo per qualche mese il rapporto con la propria azienda, anziché dover attendere momenti di discontinuità forzata. Desidero infine sottolineare ancora una volta la fondamentale importanza di costruire un network efficace, anche in relazione al tema oggi trattato. È evidente infatti che molte delle ipotesi menzionate saranno tanto più possibili quanto si sia precedentemente sviluppata una trama di rapporti da attivare nel momento in cui ci si troverà nella necessità o nel desiderio di farlo.
