Il tramonto delle certezze, l'alba della libertà
Viviamo, si sa, tempi difficili. Ma la vera difficoltà non sta tanto nella crisi economica e lavorativa, che ne rappresenta peraltro il sintomo più grave ed evidente. Il vero problema è che fatichiamo a comprendere il mondo intorno a noi usando chiavi di lettura e interpretazione della realtà che sinora avevano sempre funzionato. Come se qualcuno avesse all’improvviso e segretamente cambiato le “regole del gioco”. Tutto ciò ci sarà più evidente tra qualche anno, quando probabilmente ci apparirà chiaro come in questo momento storico si stia consumando un passaggio epocale. Una sorta di terra di mezzo tra due fasi ispirate a principi intrinsecamente opposti: quello della certezza e quello della libertà.
Gli ultimi 50 anni, diciamo dal Dopoguerra in poi, sono stati caratterizzati da certezze profonde. Che, per rimanere nel perimetro di analisi che ci compete, erano inscritte nella traiettoria laurea-formazione-carriera-successo-pensione. La quale veniva declinata da ognuno in base al proprio talento e al proprio impegno, con qualche inevitabile coefficiente correttivo legato alle circostanze più o meno fortuite o alle diverse contingenze storiche, ma che aveva sempre rappresentato una sorta di “patto” tacito tra il singolo e la società e che entrambe le parti avevano sostanzialmente rispettato. Il tutto basato su un sinallagma in base al quale l’individuo investiva nel lavoro tempo, capacità, energie ed in cambio riceveva un’ampia gamma di certezze che spaziavano dal tenore di vita allo status sociale, dalla sicurezza del posto fisso e della pensione per arrivare alla propria autostima ed alla concezione di sé.
Oggi è evidente come la tenuta e l’affidabilità di questo patto siano compromesse. Per tutti, indistintamente: per i giovani, per i quali è sempre più difficile accedere al mondo del lavoro, per i manager che ne vengono estromessi all’improvviso, e per chi era arrivato a pochi metri dal traguardo e vede lo striscione spostato sempre più in là. Questo modo di intendere il lavoro ha iniziato il suo declino e riguarderà in futuro una parte sempre meno rilevante di persone (o magari solo una parte della loro vita professionale). Oggi è necessario iniziare a ripensare il ruolo che il lavoro deve e può avere nella propria vita, rimettendo al centro la persona, secondo modalità che anziché perseguire certezze non più realizzabili siano ispirate dal senso di libertà. A fronte probabilmente di uno stile di vita più sobrio e meno socialmente prestigioso, in cui dovremo imparare a convivere con minori certezze, il lavoro potrà essere subordinato alla vita e non viceversa, e potremo ritrovare innanzitutto tempo per noi e per tutto ciò a cui lo vogliamo dedicare. Attraverso il recupero della capacità di intraprendere, di rischiare sulla base delle proprie inclinazioni e mettendo a frutto quel capitale largamente inespresso che sono le nostre relazioni. Per qualcuno questo vorrà dire dare vita a servizi globali attraverso Internet, per altri generare iniziative a “chilometro zero”, per altri ancora contribuire a iniziative no-profit. Per molti avverrà insieme ai propri amici o ex colleghi, avrà come sede la propria casa o si svolgerà nel proprio territorio. Per tutti significherà riscoprire aspetti fondamentali della vita, che il sistema basato sulle certezze ha sempre sacrificato. E che potrebbe rivelare esiti sorprendenti e dalle potenzialità illimitate.
