L’onda verde del lavoro
La Green economy avrà (in un futuro non tanto lontano) un impatto molto forte sul mondo del lavoro e probabilmente muterà in modo irreversibile molti equilibri e paradigmi. Più o meno come avvenne, mutatis mutandis, circa dieci anni fa, con la New economy.
Questa grande “onda verde” sta già investendo in modo trasversale tutti i settori, ridefinendo in modo profondo il sistema di rapporti tra un’impresa e i principali stakeholders a cui ogni azienda è legata: i propri clienti/consumatori, i propri dipendenti e la società circostante. Da fenomeno di nicchia, l’ecosotenibilità sta diventando un fattore competitivo indispensabile per un’impresa, basti pensare che il consumo di prodotti ecocompatibili in Europa è destinato a raddoppiare in pochi anni, passando dai 56 miliardi del 2009 ai 115 miliardi del 2015 e che, secondo una recente analisi di Accenture negli USA, il 93% dei manager ritiene che il successo della propria impresa dipenderà proprio dalla sua sostenibilità. Ma in quali ambiti del mondo del lavoro avrà maggiore impatto?
Il primo e più importante, dove stiamo già oggi assistendo a profondi mutamenti, è l’intero processo di supply chain che in pochi decenni risulterà completamente stravolto, tanto nei processi produttivi quanto nella catena logistica. Le aziende infatti sono sempre di più ingaggiate nello sviluppare soluzioni che prevedano un’elevata indipendenza energetica, un limitato livello di emissioni, un utilizzo più efficiente di risorse naturali e materie prime. In secondo luogo stiamo già assistendo a un forte orientamento dei processi di Ricerca & Sviluppo verso prodotti altamente ecocompatibili, tanto nelle caratteristiche intrinseche quanto nel packaging, con una forte crescita dell’utilizzo di materiali riciclati o a basso impatto ambientale.
Anche la distribuzione sta chiaramente andando in questa direzione, sviluppando e aprendo nuovi punti di vendita basati su green concepts tanto nella Gdo, quanto nel retail tradizionale o nei fast food. Cambia infine anche il modo con cui le imprese sviluppano la propria comunicazione per dare un’immagine dell’azienda all’avanguardia sul piano della sostenibilità ambientale.
Tutto questo richiede, e lo farà sempre di più nel futuro, forti competenze tecniche interfunzionali, oggi difficili da reperire in Italia e che il nostro sistema formativo non appare ancora attrezzato a sviluppare in modo adeguato.
Un altro grande terreno di impatto è la quotidianità in azienda che nei prossimi anni verrà profondamente trasformata: dallo sviluppo del car pooling per recarsi in ufficio all’introduzione di nuovi parametri green nei sistemi di valutazione e incentivazione del management; da una drastica riduzione dell’utilizzo della carta, all’intensificazione della raccolta differenziata; da una capillare diminuzione dei consumi di energia elettrica all’estensione di sistemi di telelavoro che riducano le risorse necessarie (spazio, energia, tempo libero) al funzionamento dell’azienda.
Tuttavia, prima che tecnica o organizzativa, la Green economy è soprattutto una grande rivoluzione culturale, rispetto alla quale le imprese hanno un ruolo e una responsabilità molto grandi nell’ottica di creare la giusta sensibilità e le necessarie competenze per la più ampia diffusione di una cultura del vivere in armonia con l’ambiente e il pianeta.
