Preparare oggi ciò che accadrà domani
Vorrei completare le riflessioni iniziate il mese scorso riguardanti un tema cruciale che accomuna tanto la strategia di sviluppo di un’organizzazione aziendale quanto quella inerente il percorso di carriera individuale: la capacità di prevedere e accompagnare gli eventi in modo prospettico secondo i propri obiettivi e possibilità.
Abbiamo già declinato questo concetto in relazione alle aziende e vorrei oggi condividere alcuni elementi riguardanti l’aspetto individuale del problema.
Dicevamo come nel nostro tempo un fattore ormai caratterizzi in modo strutturale il mondo del lavoro: la discontinuità, che può derivare da una molteplicità di fattori che possono riguardare il mercato, le decisioni degli azionisti, i cambiamenti di leadership, ma anche le scelte individuali, considerato che cambiare lavoro o azienda è oggi spesso considerato fattore di crescita professionale o di accelerazione di carriera.
Ne deriva che saper guardare in prospettiva e preparare in anticipo le mosse più appropriate diventi quindi un fattore indispensabile per condurre al meglio il proprio percorso professionale.
Terminata infatti la prima parte della propria carriera, quella dedicata prevalentemente all’apprendimento e in cui la crescita si sviluppa secondo percorsi e tempi codificati e prevalentemente guidati dall’azienda, la responsabilità di guidare la propria carriera spetta al manager che si muoverà non più lungo sentieri prestabiliti bensì in un territorio molto più ampio in cui le rotte sono appena abbozzate.
In questa seconda fase diventa dunque fondamentale definire una direzione precisa e definire una sequenza di tappe in modo coerente con le proprie potenzialità e le logiche di mercato.
A fronte della premessa da cui siamo partiti (discontinuità), ne consegue che verosimilmente in determinati momenti il manager dovrà effettuare passaggi al di fuori della propria azienda in quanto questa non sarà in grado, per i motivi più svariati, di assecondarne il percorso nei tempi e modi desiderati.
Il punto fondamentale è dunque che un manager sappia affrontare ogni singolo step di carriera avendo ben chiaro quale saranno i fattori di crescita da conseguire attraverso di esso, che potranno riguardare il proprio ruolo come pure determinate aree di competenza manageriale o conoscenze specifiche o di settore, e soprattutto la funzionalità di tale passaggio in relazione alla traiettoria complessiva. Al tempo stesso dovrà sempre aver ben presente a che punto si trovi del passaggio attuale onde evitare un’uscita prematura dalla posizione come pure un’eccessiva permanenza nel ruolo cosi da poter iniziare a preparare per tempo quello successivo.
Per questo motivo è fondamentale avere un rapporto costante con il mercato del lavoro, a cui potersi rivolgere in tutti i momenti in cui sarà opportuno o necessario. Tale rapporto può essere certamente facilitato dal dialogo costante con alcuni interlocutori con cui periodicamente “fare il punto”, condividendo valutazioni e obiettivi, e pianificare i passi successivi.
Questi interlocutori potranno essere sia interni alla propria azienda (capi diretti o funzionali, hr manager) sia esterni (head hunter, network). Con i primi il dialogo andrà ad esplorare gli scenari possibili all’interno dell’azienda (anche in relazione ad altre divisioni, funzioni o realtà territoriali), mentre con i secondi il focus sarà rivolto a comprendere quali opportunità sia possibile cogliere nel mercato tanto in modo convenzionale quanto esplorando possibili strade alternative.
Sviluppare rapporti di fiducia con interlocutori autorevoli che possano dare un outlook efficace, contribuire a disegnare la propria strategia personale di sviluppo oltre a creare opportunità concrete diventa dunque un elemento imprescindibile per una traiettoria di lungo periodo che corrisponda alle proprie aspettative e potenzialità.
