Se il rischio prevale sull'opportunità

«Per questa posizione abbiamo aperto una ricerca da un anno. Abbiamo già esteso tre offerte ad altrettanti candidati in momenti diversi, ricevendo sempre una risposta negativa».

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Durante una chiacchierata con un amministratore delegato, qualche giorno fa, ho raccolto questo sfogo che ci offre l’occasione per trattare un tema certamente molto attuale. Vale a dire la difficoltà di chiudere velocemente un processo di selezione a causa della diffusa paura di cambiare da parte dei manager.
Per fare ciò è necessario fare una premessa. Questa fase storica del mercato del lavoro è caratterizzata da una forte instabilità strutturale e da tempi mediamente lunghi di ricollocazione. Tutto ciò diminuisce in modo significativo la propensione al rischio da parte di coloro che, per aderire a una nuova offerta, dovrebbero lasciare una situazione consolidata in cui hanno adeguate certezze, tanto nel breve quanto nel futuro prossimo. È comprensibile infatti come, alla luce dello scenario appena descritto, la sola prospettiva di un cambio che si possa rivelare infelice susciti molti timori, e che pertanto chiunque stia valutando una nuova ipotesi voglia essere il più possibile certo di fare la scelta giusta. Tale certezza si manifesta nella presenza di diversi elementi, che devono concorrere tutti senza esclusioni, pena il rischio che il timore prevalga sull’opportunità. Innanzitutto deve essere evidente che il nuovo lavoro comporti un chiaro passo in avanti rispetto alla situazione attuale in termini di ruolo, di responsabilità, dimensioni gestite o contenuti. O quantomeno che presenti prospettive evolutive nel breve periodo decisamente superiori a quelle che sarebbe possibile cogliere nell’azienda odierna, e che tali prospettive siano state dichiarate in modo esplicito da parte dell’azienda offerente. In secondo luogo è importante che vi siano una piena soddisfazione economica, con un incremento significativo rispetto alla retribuzione attuale, e un’adeguata copertura del rischio sul piano contrattuale (per esempio con l’esenzione dal periodo di prova o la previsione di clausole “paracadute” in caso di risoluzione del contratto da parte dell’azienda).
Infine, oggi un manager vuole avere ampie rassicurazioni circa il contesto in cui andrà ad operare, tanto sotto il profilo del clima e della cultura aziendale, quanto per ciò che riguarda lo stile di leadership delle personalità di riferimento. Al di là delle impressioni riportate nel corso dei colloqui, il candidato cercherà quindi attraverso il proprio network quante più informazioni possibili onde avere un quadro realistico sulla nuova realtà, soprattutto cercando di capire ove si potrebbero nascondere eventuali insidie.
Quest’ultimo fattore pone una particolare enfasi sull’importanza della reputazione, tanto individuale (di un leader, manager o imprenditore che sia) quanto di un’azienda nel suo complesso. È evidente infatti che tanto più questa sarà unanimemente riconosciuta in modo positivo, quanto più concorrerà a rafforzare la scelta di aderire ad un’offerta, rappresentando un forte elemento di rassicurazione rispetto ai timori che ogni cambiamento, intrinsecamente, suscita.

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