Il posto fisso nella Pubblica Amministrazione frana nelle sue certezze di indissolubilità, quello a tempo indeterminato nelle aziende private perde le sue granitiche certezze. Perché – articolo 18 e Jobs act a parte – se l’azienda entra in crisi, chiude o fallisce, come hanno chiuso e fallito in migliaia (e continuano, purtroppo, ancora a farlo) negli ultimi anni, i posti di lavoro vanno in fumo. E, come se non bastasse, l’evoluzione tecnologica dei mezzi di produzione e servizi distrugge più occupazione di quanta ne crei. Con settori e mercati che quando non sono stati rasi al suolo, sono stati decimati e ridotti al lumicino, mentre altri si rivoltano stremati cercando una ragione d’esistere. Siamo sotto scacco, o meglio, lo sono i soliti, classici modi di pensare il presente e, di rimando, il futuro. Quel che sarà dipenderà da ciò che facciamo oggi, il guaio è che difficilmente sappiamo cosa fare.

Impossibile immaginare ciò che accadrà nei prossimi cinque anni, ma si può verificare a occhio nudo quanto sta avvenendo e che, nella stragrande maggioranza dei casi, stiamo subendo. Per esempio, è fenomeno ormai palese che all’interno delle multinazionali stiano diminuendo i ruoli per i manager di alto profilo, che le linee di comando si siano accorciate e che diverse funzioni relativamente alla elaborazione dei dati e, quindi, all’assunzione di responsabilità siano state delegate alle macchine. Perciò, è naturale, ovvio, sano e coraggioso il fenomeno che si va registrando per cui i giovani invece di cercare un lavoro provano a darselo. Attraverso l’App economy oppure convertendosi alla sua evoluzione Sharing, o facendo ritorno ad attività abbandonate dai loro padri, ma che loro riprendono proponendo un nuovo punto di vista. Vedi l’agricoltura 2.0. Mentre tutto il resto del mondo diventa magmatico e inafferrabile, i giovani si muovono, espatriano, pensano a start up che sono disposti ad archiviare nel momento in cui non si rivelano funzionali al business, facendo tesoro dei fallimenti per riprovare con un’altra idea e darsi un’altra chance. Ecco perché bisognerebbe correre subito ai ripari. Ed è essenziale che lo facciano al contempo le famiglie (smettendola di imporre ai figli modelli di studi, professionali e di vita anacronistici), la scuola (da quella dell’obbligo alle università, allenando negli studenti qualità e caratteristiche che li spingano a imprendere) e infine lo Stato (ponendo freno a burocrazia e tasse che ammosciano ogni spirito d’iniziativa).

"

«È la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti»

Georges Bernanos

"

Al di là della retorica che si è soliti praticare in materia di disoccupazione giovanile, un Paese che non si senta in obbligo di assecondare la crescita delle giovani energie creative che nascono al suo interno, non è solo un Paese senza futuro, ma privo di presente. Così come non ce l’ha chi non è disposto ad aprirsi alle nuove opportunità o alle condizioni che si creano nel mondo che lo circonda. Condivisibile quindi quella riflessione di Bernanos in cui sosteneva che «è la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti». Ed è quanto sta capitando all’Italia… Ecco perché in questo nuovo anno che si apre, bisogna pensare che, esattamente tra un anno, quello che ci aspetta nei prossimi mesi avrà dismesso i panni del futuro per diventare ormai passato. Un lasso di tempo che sarà trascorso invano se il nostro modo di lavorare, di guardare la realtà, di valorizzare chi ha nuove cose da dire e da dare, non avrà cambiato seppur di poco il proprio punto di vista.

Le opinioni

Nella musica il discanto è un tipo di polifonia praticato tra la fine dell’11° e il 14° sec., caratterizzato dal moto contrario o obliquo tra le voci e dalla costante collocazione della voce aggiunta, non più al disotto, bensì al disopra del canto dato. Il termine indica anche la parte superiore (voce o strumento) di un complesso polifonico.

 

Per Business People Discanto è l’appuntamento mensile con il direttore editoriale della rivista e direttore di Tivù, Linda Parrinello