BusinessPeople

A scuola da Gandhi

Torna a Discanto
Venerdì, 05 Dicembre 2014

Di recente in televisione hanno dato un film interessante, Won’t Back Down , niente di altisonante e nessun cast hollywoodiano, ma una storia ispirata a un fatto realmente accaduto negli Usa. Parlava di una mamma e un’insegnante che non si sono rassegnate a dover far frequentare ai loro figli, con qualche difficoltà a livello di apprendimento, una scuola pubblica dimenticata nella profonda periferia di Pittsburgh, e che hanno deciso d’un tratto di impegnarsi in prima persona per trasformarla in una nuova realtà con un approccio educativo più attento alle esigenze dei bambini. Il loro slogan? Un pensiero del Mahatma Gandhi: «Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».
In fin dei conti una scuola è un’impresa tanto quanto lo sono le aziende che producono auto piuttosto che televisori, con la sola eccezione però che la prima dovrebbe essere in grado di produrre uomini più preparati e consapevoli. Ma quella è un’altra storia… Quindi, nella misura in cui per la scuola di Pittsburgh l’insegnamento di Gandhi ha avuto un fondo di verità, lo ha anche per le aziende di servizi e di beni di consumo. In particolare per quelle che continuano a subire gli effetti della crisi – quindi, per tutte – e che sono alla ricerca di un nuovo modello di business. Il che, a ben guardare, per lo spirito gandhiano su indicato, si traduce piuttosto in un nuovo modello di “fare” business. Che non può mai e poi mai partire dall’esterno della compagine aziendale. Perché, se si desidera veramente che le cose cambino, bisogna essere per primi disposti a cambiare e a mettersi in gioco a tutti i livelli. A partire dal fatto che le aziende insicure sono di solito propense a replicare all’infinito le solite soluzioni agli stessi problemi, anziché adottarne di diverse che le portino fuori dai consueti ambiti di sicurezza facendogli sperimentare contesti e sistemi inesplorati. Per di più certi cambiamenti di solito vengono imposti dall’alto verso il basso: i top manager predispongono, i quadri e i dipendenti eseguono; toccherebbe invece soprattutto ai vertici imprimere la spinta propulsiva fornendo un esempio personale, esplicito e quotidiano dell’evoluzione che si intende perseguire.
Si crea solo in questo modo l’energia necessaria al coinvolgimento diretto di tutti i lavoratori (dall’usciere all’a.d.) nella ricerca delle soluzioni per ottimizzare le prestazioni aziendali, applicando così un sistema che ha ottime possibilità di successo anche nelle grandi imprese, ma che trova nella velocità decisionale delle pmi il suo habitat naturale. Senza dimenticare che il patrimonio principe di una realtà sana non risiede in banca ma in sede, ovvero nel know how di competenze industriali e professionali, di brand e di rapporti che è stata in grado di creare. Ed è per questa ragione che, ancora prima che una ristrutturazione aziendale affondi ragioni e radici in ambito finanziario, come si è soliti procedere maldestramente oggi, si deve procedere a un ripensamento che sia soprattutto operativo. Solo così le perle a cui si riferiva Gandhi da false potranno trasformarsi in vere.

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
LE OPINIONI
PEOPLE MOVING
LA RIVISTA
Anno XII n 10 ottobre 2017
Copyright © 2017 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media