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Alla faccia di Davos

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Mercoledì, 03 Febbraio 2016

Da Davos ci è giunta notizia (a dire il vero risaputa dai più) che a breve potrebbero sparire molte professioni, sostituite dalle funzioni tecnologiche delle macchine . Stavolta però l’allarme riguarda soprattutto i colletti bianchi – quelle che una volta venivano definite “professioni di concetto” –, mentre le tute blu se n’erano fatte una ragione ormai da tempo.

In definitiva, la quarta rivoluzione industriale dovrebbe comportare la perdita di circa 5 milioni di posti di lavoro entro il 2020 e un ulteriore aumento delle disuguaglianze, a causa degli effetti non gestiti della globalizzazione e dell’innovazione tecnologia. Come dire? Aver aperto i confini e aver superato i limiti ci renderà, per certi versi, inutili. Quindi, forse è per evitare di essere messi da parte come degli attrezzi in disuso che in Italia stiamo invece facendo di tutto per rimanere fermi al palo. Già perché se la madre (e il padre) di tutte le innovazioni possibili e immaginabili dell’economia del futuro passa da Internet in particolare, e dal digitale in generale, la Penisola sta in una botte di ferro.

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La quarta rivoluzione industriale dovrebbe comportare la perdita di circa 5 milioni di posti di lavoro entro il 2020

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Secondo gli ultimi rilievi, infatti, una famiglia italiana su tre non ha una connessione Web e chi ce l’ha lo deve a un figlio adolescente o perché ha acquistato uno smartphone per usare WhatsApp. Dal 2010 al 2015 l’aumento degli accessi è passato dal 52,4% al 66,2%, crescendo nell’ultimo anno solo di 2,2 punti. A dirlo è l’Istat, aggiungendo che sono più connesse, quindi tecnologicamente più evolute, le famiglie dove c’è almeno un componente laureato o il cui capofamiglia è un imprenditore o un manager. In più l’indicatore di digitalizzazione, basato sull’adozione di 12 attività in Rete, è basso o molto basso per circa nove imprese su 10 (otto su 10 a livello europeo). Le più piccole (10-49 addetti) presentano un minore grado di digitalizzazione rispetto alle altre.

Piove sul bagnato, insomma. Visto che anche al Sud e nelle zone rurali ci si connette meno e male. A questo desolante quadro d’insieme va poi sommato il fatto che gli indicatori documentano che la produttività del lavoro diminuisce: -0,7% nel 2014. Ciò per dire che avremo certamente in tasca cellulari iperperformanti e in borsa tablet ultrasottili, ma che la loro incidenza sulla qualità e quantità del lavoro è ancora troppo bassa ai fini della produttività aziendale. Li si usa soprattutto per socializzare o per intrattenimento, non abbastanza per migliorare le proprie prestazioni lavorative. Nulla di male se tutto ciò potesse servirci almeno a salvare il posto, perché – non illudiamoci – ciò servirà solo a renderci sempre più vulnerabili e scalabili.

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