No engagement, no party

Si fa un gran parlare su come i robot ci stiano togliendo il lavoro e su come, nei casi in cui non ce lo tolgono, ce lo cambino. Si calcola che il 65% dei ragazzini di oggi avrà un’occupazione che ancora non esiste. Quindi – per effetto dei vasi comunicanti – è facilmente ipotizzabile che per allora il mondo del lavoro, ergo dell’economia, e – di riflesso – le nostre stesse vite, saranno profondamente rivoluzionati e trasformati dalle macchine.
 Ecco perchĂ©, leggendo su Il Sole 24 Ore  un articolo su due studi inglesi, relativi ai benefici dell’engagement dei dipendenti sui conti aziendali, mi sono detta: «Un altro regalino delle macchine!». Sì, perchĂ© i ricercatori dicono che il mancato coinvolgimento dei lavoratori nella condivisione di strategie e obiettivi costa alle aziende ben 340 miliardi di sterline l’anno, tant’è che chi, invece, lo pratica registra un ritorno per gli azionisti superiore al 58%. Insomma, se fosse una partita di calcio, l’engagement sarebbe quel che si dice il dodicesimo uomo in campo.
 Per altri versi, invece, vuoi mettere i vantaggi dei robot? Non devi convincerli delle tue ragioni, non si ammalano e non hanno bisogno di rapportarsi gli uni con gli altri, dunque vanno sempre d’accordo e non hanno problemi a lavorare in team, di notte o nei festivi. Una pacchia! Ci sono imprenditori che fremono all’idea di avere sempre meno lavoratori sindacalizzati da gestire, e sempre piĂą macchine a cui impartire lo stesso ordine all’infinito. Se così fosse, anche buona parte delle figure manageriali avrebbe i giorni contati, visto che a loro è demandata non solo la gestione della produzione in quanto tale ma anche quella delle risorse. Soprattutto umane. Non a caso, c’è un filone di sociologi del lavoro che ragiona con padronanza di Humanistic Management  e di Corporate Storytelling . Insomma, alle soglie dell’ennesima rivoluzione, è come assistere a due accelerazioni uguali e contrarie (piĂą macchine o piĂą engagement?), che rischierebbero di annullare l’una gli effetti dell’altra, se non si trovassero ad agire a latitudini differenti. Insomma, siamo di fronte a un bivio, difficile prevedere chi avrĂ  la meglio. O forse no?

Linda Parrinello

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Discanto

Nella musica il discanto è un tipo di polifonia praticato tra la fine dell’11° e il 14° sec., caratterizzato dal moto contrario o obliquo tra le voci e dalla costante collocazione della voce aggiunta, non più al disotto, bensì al disopra del canto dato. Il termine indica anche la parte superiore (voce o strumento) di un complesso polifonico.

Per Business People Discanto è l’appuntamento mensile con il direttore editoriale della rivista e direttore di Tivù, Linda Parrinello