BusinessPeople

Non si finisce mai di imparare

Torna a Discanto
Lunedì, 09 Marzo 2015

Oggi non conosciamo ancora gran parte delle professionalità che il mercato del lavoro richiederà tra dieci anni: secondo il Labor Department Usa, infatti, il 65% dei lavori del prossimo decennio non è ancora stato inventato. E la stessa cosa si è verificata anche negli ultimi due lustri con l’evolversi della tecnologia digitale, che ha imposto una trasformazione tumultuosa delle attività economiche. In più, va detto che il 50% degli attuali posti di lavoro rischia di sparire a beneficio di computer e robot... La disoccupazione giovanile nel nostro Paese è al 42%, un record in Eurolandia, alimentato anche dalle migliaia di ragazzi freschi di laurea che hanno una formazione che non collima – vecchia questione mai risolta e, quanto pare, sempre meno risolvibile – con quella richiesta dalle aziende.

"

Al giorno d’oggi non si può più
pensare di fare un’unica carriera.
Bisogna metterne in conto diverse

"

Si aggiunga che l’età media delle persone che entrano del mondo del lavoro si è innalzata: se negli anni ‘50 si cominciava a lavorare tra i 15 e i 18 anni per andare in pensione a 60, oggi si inizia (quando va bene) a 25-30 anni per finire intorno ai 65-70. Non a caso la popolazione attiva in Italia ha nel 30% dei casi più 50 anni. Ed è proprio l’allungamento dell’età pensionabile a fare da detonatore a un fenomeno sociale e culturale che fino a pochi anni fa aveva contorni sfumati. Tutto ciò per dire che continuare a pensare, come si faceva in passato, che esiste un unico posto di lavoro per tutta la vita, è ormai una convinzione antistorica. Così com’è anacronistico ritenere che si farà un unico mestiere per tutta la nostra esistenza. Oggi, per dire, si può nascere incendiari e morire pompieri… Esordire nel marketing e finire nell’information technology. Arrivare al ruolo di amministratore delegato di una multinazionale multimiliardaria e decidere, a un certo punto, di riciclarsi come imprenditore agricolo.

Durante la propria vita non si può pensare di fare più un’unica carriera ma diverse, perché se la competitività tra le aziende – lievitata ormai a dimensioni planetarie – costringe queste ultime a cambiare continuamente pelle, innovandosi per sopravvivere, lo stesso processo viene richiesto e preteso a chi dentro di esse ci lavora. E non è solo una questione di formazione scolastica, ma di impostazione, facendo compiere una rivoluzione copernicana al proprio modo di affrontare il presente, trovando soluzioni inedite e impensate ai problemi, imparando a lavorare in team all’interno di contesti virtuali in continua evoluzione.

Il Labor Department Usa riassume il tutto facendolo entrare nel concetto di “flessibilità”, che comporta un’apertura mentale e una disponibilità culturale tali da rendere il lavoratore ricettivo e reattivo nei confronti di situazioni imprevedibili, ragion per cui già la scuola si dovrebbe aprire a livelli di multidisciplinarità tali da non insegnare ai ragazzi cosa pensare e sapere, quanto piuttosto come imparare a pensare e dove andare a cercare per conoscere, come accogliere informazioni e ispirazioni dalla realtà che li circonda per trarne insegnamenti da condividere con gli altri. Il tutto perché quando la vita offrirà loro la possibilità di cambiare la loro condizione lavorativa presente, non la vivano come un trauma bensì come una preziosa opportunità.

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
LE OPINIONI
PEOPLE MOVING
LA RIVISTA
Anno XII n 10 ottobre 2017
Copyright © 2017 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media