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Tutta questione di competitività

Torna a Discanto
Venerdì, 30 Settembre 2016

Che bello! Finalmente una buona notizia. Nel 2016 i consumi in Italia battono il pil: +1,1% contro +0,6%.

E questo prima ancora che il ministro Pier Carlo Padoan annunciasse la revisione al ribasso del prodotto interno lordo per l’anno in corso. A dare questa (piccola, troppo piccola) sferzata di ottimismo è stato il rapporto Coop sulla spesa degli italiani . Tralasciando le motivazioni congiunturali che sono state addotte (misure del governo, concessioni europee, discesa dell’inflazione e del prezzo del petrolio) il dato è positivo, soprattutto se si considera il fatto che, in controluce, si intravede nella tipologia dei consumi una maggiore consapevolezza alimentare da parte degli acquirenti, anche se alla fine sono gli over 65 ad avere una disponibilità economica di gran lunga superiore agli under 35. Vogliamo parlare del Jobs Act? Anche se un giorno sì e l’altro pure si alternano indicazioni di segno opposto per supportarne o meno l’efficacia, l’ultimo dato indica che i posti di lavoro sarebbero cresciuti di 189 mila unità nell’ultimo trimestre.

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Quel che nuoce ai consumi

nuoce all’economia

e a chi la “produce”

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Ma non si fa in tempo a gioire – si fa per dire – delle liete novelle che l’occhio cade sul recente rapporto di valutazione della Commissione europea relativo ai mercati al consumo nel 2016, e qui son dolori. Perché il documento racconta di una situazione in estrema difficoltà: prezzi al consumo superiori alla media, qualità dell’offerta inferiore alla media; viaggi aerei, prenotazioni turistiche, ristorazione, fornitura d’acqua, funzionamento delle poste, servizi telefonici di rete fissa e, vera pecora nera, trasporto pubblico si beccano una bocciatura piena. «Rispetto alla media comunitaria le performance di tutti i componenti dell’indice di fiducia sono negativi», scrivono nero su bianco i relatori europei, rilevando come si osservano carenze in tutti i mercati di beni e servizi. Una vera e propria débâcle, visto che attraverso tale indagine l’esecutivo comunitario controlla le performance dei mercati al fine di segnalare eventuali criticità e mettere a disposizione del consumatore tutele e garanzie. Certo il rapporto nasce a salvaguardia degli utenti, ma è naturale allargare il disagio di tale condizione alle imprese, perché quel che nuoce ai consumi nuoce all’economia e a chi la “produce”. Nella fattispecie si crea una forte carenza di spinta competitiva, che erode i salari e svuota il carrello della spesa. Hai voglia a dire che comunque, dal 2013 al 2015, il livello di fiducia è in fin dei conti cresciuto, il dato di fatto rimane che la percezione del mercato risulta talmente negativo che ci meritiamo il quintultimo posto in Europa per efficienza dei mercati di consumo. Peggio di noi fanno solo Polonia, Spagna, Bulgaria e Croazia. Il che è tutto dire per un Paese come il nostro, che dell’eccellenza e del buon vivere pretenderebbe di fare il suo marchio di fabbrica.

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