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Una nuova Italia è (ancora) possibile?

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Mercoledì, 03 Settembre 2014

Di riforme non si può morire: nell’immobilismo il Paese è spacciato. Che la politica smetta di occuparsi di se stessa, di fissare in continuazione il proprio ombelico, e si occupi – una volta per tutte – di economia.

Le tasse sono al 53,4%, gli 80 euro servono ma non risolvono. Si parla di manovre correttive autunnali, le forze politiche si dividono e si scontrano non sulle cose essenziali per il sostentamento del Paese, ovvero su come risolvere il deficit di competitività e occupazione, ma sulla produttività (!) delle camere e sull’occupazione di senatori e deputati.

Certo, il tema non è avulso del tutto – per approvare le leggi bisogna passare dalle Camere – ma è anche vero che, comunque sia, dovranno essere questo parlamento e questo Senato ad approvarle. Come dire? Ci limitiamo a lucidare la tolda del Titanic mentre affonda… Smettiamola di menare il can per l’aia e concentriamoci su cosa serve veramente al Paese: approntare una politica tesa a favorire la sua crescita economica. Il che, tradotto in soldoni, vuol dire rendere più solida l’occupazione.

È comprensibile che l’esecutivo si dibatta nelle scaramucce con l’Europa sulla possibilità o meno di sforare il fatidico 3% del rapporto deficit-pil, ma è anche vero che quella che era stata annunciata dal premier Renzi con le sue ormai celeberrime slide come una sorta di trionfale cavalcata verso il pianeta delle riforme, si sta rivelando un arretramento sugli ambiziosi (?) propositi iniziali.

Ci si continua a imbattere in “piccolismi” di partito, miserie da lobby, pretesti e mezzucci di chi non intende mollare i propri margini di potere. Già, perché al punto in cui siamo, sarebbero sufficienti dei modesti (per non dire mediocri) provvedimenti, piuttosto che nessuno. Provvedimenti che facciano almeno sbloccare l’impasse psicologico in cui è piombato il Paese, facendogli credere che una nuova Italia sia ancora possibile.

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SERVONO PROVVEDIMENTI

CHE SBLOCCHINO

L'IMPASSE PSICOLOGICO

IN CUI E' PIOMBATO IL PAESE

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Abbiamo bisogno che i giovani, i disoccupati, le donne mai occupate, gli imprenditori in difficoltà, comincino a credere, quanto meno ad avere l’impressione, che si sta tentando di trovare una soluzione al Problema italiano.

Siamo stufi delle lotte intestine del Pd, tanto quanto di quelle interne a Forza Italia, come lo siamo delle posizioni meta-strategiche dell’Ncd, piuttosto che della Lega e di Sel, per tacere delle uscite dei Cinque Stelle. Servono privatizzazioni e liberalizzazioni, tagli mirati alla spesa pubblica e all’Irap, un mondo del lavoro che diventi finalmente flessibile.

Bisogna disarmare del loro annoso diritto di veto le burocrazie ministeriali e gli enti locali, le corporazioni autoreferenziali e i sindacati intenti soprattutto a perpetuare se stessi. Perché un dramma si sta consumando giorno dopo giorno sul palcoscenico della politica, in cui tutti – compresa la platea dei cittadini – sa cosa sarebbe opportuno fare, ma nessuno s’ingegna a farlo. Da circa sei anni a questa parte, stiamo assistendo allo spettacolo indecoroso della nostra decadenza, ed è la politica degli inetti a infliggerci tale spavento senza fine.

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