“Assumiamo i politici giusti”

Rassegnamoci, quella attuale passerà alla storia come la campagna elettorale dei personalismi in cui i furbi trovano il loro habitat naturale, quei furbi che cambiano posizione al mutar del vento o, nella fattispecie, dei sondaggi. Un vento che spirerebbe adesso verso gli imprenditori: avete notato come gli stessi politici che hanno pontificato – a torto o a ragione – contro la vituperata riforma dell’articolo 18, siano passati senz’ombra di imbarazzo alcuna dalla retorica del lavoro a quella dell’impresa? Con quale coraggio e, soprattutto, con quali proposte non è dato sapere. Il fatto è che lor signori confidano soprattutto su una cosa: la memoria degli italiani. Che è corta, ahimè!, molto corta. Sanno che possono permettersi di dire tutto e il suo contrario, tanto non ci sarà nessuno a contestarglielo, e soprattutto sanno che a ripetere all’infinito lo stesso sgangherato e finanche falso concetto in Tv come sui giornali, e ora anche via Twitter e Facebook, esso diventa vero e giusto. La realtà è stata ridotta a un surrogato, così pochi – quasi nessuno – tendono a raccontarla, altrimenti correrebbero il rischio di sentirsi chiedere delle soluzioni. E qui verrebbe il difficile. Ma è quanto dovremmo esigere, anzi è il minimo sindacale, da coloro che manderemo al governo alla fine di febbraio. Perché i numeri provenienti dal mondo delle imprese sono da allarme rosso: le procedure fallimentari sono passate dalle 6.156 del 2007 alle 12.179 del 2011 (in crescita anche nel 2012, primi nove mesi: 8.822), a chiudere i battenti sono soprattutto le pmi, sempre nel 2011 sono state 2.698 quelle senza bilancio, 3.992 quelle con un attivo di bilancio pari a 0-2 milioni, 1.620 quelle a 2-10 milioni, e 35 quelle con risultati superiori a 50 milioni. È un pezzo del Paese, produttivo e vitale, che è sparito. Quasi nel disinteresse generale.

Elezioni © Getty Images

Che fare allora? Almeno su una cosa ha ragione Beppe Grillo quando insiste che i parlamentari sono nostri dipendenti, dipendenti dei cittadini elettori a cui devono rispondere per contratto (la Costituzione). Quindi, proprio agli imprenditori che si sono troppo spesso fatti irretire da certi pifferai stonati, mi sento di chiedere: vi terreste dei dipendenti che dilapidano i capitali dell’impresa, che la indebitano? Ne scegliereste di nuovi che non sanno come affrontare i problemi? Intuendo la risposta, mi vien da dire che, come fareste per l’assunzione di un qualsiasi dipendente, prima di dare il vostro voto bisogna esigere risposte chiare sui programmi su: come intendano operare per far crescere il Pil e migliorare competitività e produttività, in che modo pensano di supportare le aziende per aumentare e migliorare (soprattutto in termini di tassazione) l’occupazione, cosa propongono di fare per riformare il sistema fiscale e arginare l’evasione, se hanno idea di come intervenire per far crescere i profitti societari e agevolare gli investimenti in ricerca e sviluppo, come ritengono di riequilibrare la spesa corrente dello Stato sia a livello centrale che locale.

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