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Da quante paure siamo fatti?

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Venerdì, 06 Ottobre 2017
Da quante paure siamo fatti?

Qual è l’elemento che sta alla base del disagio profondo provocato dal senso di precarietà che pervade la società contemporanea? La “paura” di non farcela. Non si fanno meno figli perché non ci sono abbastanza soldi (in passato ce n’erano meno e il tasso di natalità nel nostro Paese galoppava), ma perché i genitori hanno “paura” di non riuscire a dare loro quello che reputano essenziale dargli. Le casse delle banche sono piene eppure non prestano i soldi alle aziende perché hanno “paura” che i debitori non li restituiscano, così le asfissiano. E le famiglie? Preferiscono accantonare i risparmi in Bot e conti correnti anziché spenderli e investirli: si ha troppa “paura” del domani, così i consumi languono e le imprese che non esportano vanno a picco.

Potrei continuare a oltranza, ma credo ci siamo capiti… Abbiamo così paura di avere paura che rimaniamo raggelati nel fare poco o nulla: «Se sto fermo, magari la sfiga passa e non si accorge di me», diceva ridendo un mio compagno di scuola nascondendosi dietro a un altro per evitare le interrogazioni. Solo che il buontempone col suo stare fermo non riusciva a fare tesoro della lezione di Eduardo de Filippo: gli esami non finiscono mai. Nella vita più che a scuola. Per non parlare nei posti di lavoro, dove la competizione si è fatta globale. Quindi, puoi stare fermo quanto vuoi, ma girando girando la sfiga prima o poi ti becca... È matematico.

Conosco imprenditori che per “paura” di fallire, non hanno dato seguito a una loro idea. Persone che pur di evitare l’onta di un diniego, non si sono neanche azzardate a chiedere. Così facendo non sapranno mai se la loro idea avrebbe funzionato e se quel temuto no sarebbe stato invece un sì. Ovviamente non stiamo parlando solo di una dimensione personale, il sociologo polacco Zygmunt Bauman scriveva nell’interpretare il generale senso di “paura”: «Noi europei ci troviamo sospesi tra un passato pieno di orrori e un futuro distante pieno di rischi». E l’attualità ce ne offre a iosa di simili esempi, dopo che si sono sfumati i contorni di quella sicurezza che contraddistinse la ripresa delle economie nel Dopoguerra. La verità è che oggi abbiamo più “paura” di perdere quanto abbiamo, che “voglia” di conquistare di meglio. Ed è soprattutto questo che alla fine ci frega.

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