Il mondo continua, nonostante la politica

Nuova fiducia al governo, si va avanti. La politica è come una cozza che si mantiene aggrappata al Palazzo. In questi anni non abbiamo visto molto del fare, lo slogan che avrebbe dovuto contrassegnare questa stagione. Eppure l’Italia è rimasta a galla, la nostra economia non è florida ma ce la caviamo, i nostri rating sono sotto esame ma rimangono abbastanza elevati, la crisi c’è (se ne sono finalmente accorti anche loro) ma non siamo alla bancarotta. Nonostante loro. È grazie al tessuto delle imprese, spesso piccole o medie, alle società del terziario, all’artigianato e al mondo del commercio che non siamo sprofondati come è successo ad altri paesi europei. È anche grazie alle nostre banche che non si sono buttate capo e piedi nella finanza creativa, e al piccolo risparmiatore che è legato ai valori fondamentali e non ai moltiplicatori da sogno (appunto) dei titoli spazzatura.

Montecitorio © GettyImages

I veri cavalieri del lavoro sono coloro che lavorano nelle imprese che fanno i conti tutti i giorni guardando in faccia i propri dipendenti, che ne conoscono la storia e le fatiche per arrivare al 27 del mese, i manager che trattano l’azienda come se fosse propria e come tale esercitano la professione con il buon senso del padre di famiglia. Questo grande mondo di persone tiene in piedi il nostro paese, nonostante la politica e nonostante gli interessi troppo spesso focalizzati solo verso la grande industria e i suoi problemi. Infatti il dibattito sui grandi quotidiani è incentrato sulla contrattualistica nazionale, sugli accordi interconfederali, le alleanze del sindacato, ci si chiede se Fiat resti o meno in Confindustria. Ma chisseneimporta! Altri sono i problemi reali: uno per tutti incassare i propri crediti. Ma da nessuna parte si alza il grido del pericolo.
Eppure anche la politica sta mandando qualche segnale positivo. Sul territorio si vedono segnali di attenzione ai cittadini, ci si rende conto che bisogna fare. Questa “piccola e media politica” è quella che come le piccole e medie imprese deve fare i conti con i propri cittadini e guardarli in faccia alle fermate dei mezzi pubblici e alle file per la sanità. Anche loro devono avere in mente il miglior benessere possibile e devono governare con il buon senso. A differenza della grande politica che non paga mai per l’immobilismo, per il tempo che ci fa perdere con i litigi e i giochi di potere, per l’uso delle finanze pubbliche sconsiderato e spesso destinato ad autoalimentare il “consenso”. La piccola e media politica se non è vicina ai cittadini dopo cinque anni se ne va a casa.
Dal basso arrivano le spinte che sostengono il paese, la testa puzza.

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