La diversità è una ricchezza

Giustizia vorrebbe che fossimo tutti uguali davanti alla legge, ma natura vuole che siamo tutti diversi l’uno dall’altro davanti al genio, all’intelligenza come alle emozioni e alle aspirazioni (e in particolare alle ispirazioni…). La diversità è così magmatica da apparire a un occhio pigro e distratto incontrollabile e quindi ingestibile, tant’è che non a caso accade spesso difficile conciliarla con la cultura di impresa, ovvero col patrimonio culturale e valoriale condiviso all’interno di una qualsiasi azienda da dipendenti e dirigenti. Il che è vero solo se questo patrimonio viene inteso in senso monolitico, granitico e non – come dovrebbe essere – al pari di un essere vivente, portatore certo di una precisa identità, ma che respira, si muove, si evolve e involve.

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CHI DIRIGE UN'AZIENDA NON PUÒ
DARE PER SCONTATO CHE ESISTA
UN SOLO MODO PER FARE LE COSE:
TANTI SONO GLI AFFLUENTI
CHE PORTANO L'ACQUA AL FIUME

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Vive, insomma. Di questa “mobilità permanente” chi dirige un’azienda è chiamato a fare tesoro, non ponendo recinti o tetti di cristallo all’immaginazione o all’espressione, bensì facendone una sintesi e convogliandola sulla scia della mission che ci si è dati. Quello della sintesi è un dono e insieme un’arte che si esercita ascoltando, motivando, incalzando e ringraziando chi lavora per e con te. Non dando per scontato che esista un solo modo per fare le cose, che ci sia un unico pensiero di cui seguire le tracce, perché tanti sono gli affluenti che portano l’acqua al fiume. Ricordandosi altresì che per raggiungere la meta a volte bisogna assecondare altre risalire la corrente. Quindi, andare contro corrente: allenare a esercitare quel pensiero laterale teorizzato dallo psicologo maltese Edward de Bono, il cui principio promuove la risoluzione dei problemi logici adottandone l’osservazione da diverse angolazioni. Come dire? Il più delle volte non esiste un’unica soluzione del problema, e di solito quella più veloce non è quella ideale: la mente tende a fare il tragitto più breve nell’immediato, ma non necessariamente quello più proficuo, soprattutto se si intende coprire un arco temporale e un raggio d’azione più ampi.

Pensare in modo laterale, e differente (prendendo a prestito un fortunato slogan made in Apple), è la sfida quotidiana che la realtà ci lancia ogni volta che apriamo gli occhi. Nulla va dato per scontato, tutto va conquistato e rivisto. Ma perché ciò sia proficuo bisogna comunque avere una base solida – culturale, economica e personale – alla quale ancorare i nostri viaggi di scoperta. È proprio questa base solida, fatta di esperienze e conquiste personali, che costituisce la ricchezza di ciascuno di noi e dei luoghi in cui siamo chiamati a prestare la nostra opera. È proprio questa diversità di pensiero che ogni lavoratore dovrebbe saper mettere a fattor comune, e che ogni azienda dovrebbe essere capace di mettere a frutto. Dovendo risolvere un problema ogni capo d’azienda oggi dovrebbe meditare sulle parole di Marcel Proust: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel possedere altri occhi, vedere l’universo attraverso gli occhi di un altro, di centinaia d’altri: di osservare il centinaio di universi che ciascuno di loro osserva, che ciascuno di loro è».

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