La risposta sbagliata a una domanda mai posta

Una delle prime evidenze che risultano chiarissime a un bambino il primo giorno di scuola è che non gli conviene fare a botte con chi è più grosso di lui. È una regola di vita che si impara subito e che informa poi tutta l’esistenza. I politici italiani quella lezione non l’hanno imparata e per questo si illudono che «la manovra da 48 miliardi di euro approvata in cinque giorni è una risposta ai mercati finanziari». Ora: a parte il fatto che i mercati non avevano posto alcuna domanda, ma, semmai, avevano individuato un Paese debole contro il quale si può scommettere e guadagnare, l’illusione che l’Italia abbia “risposto” ai mercati è, oltre che falsa, pericolosa.

Senato © GettyImages

Perché fa credere che si possa “dialogare” su una base paritaria con centinaia di migliaia di speculatori professionisti che dai quattro angoli del pianeta Terra muovono miliardi di dollari con un semplice “invio” sulla tastiera del computer. Pensare di dialogare con i mercati è come credere che il più mingherlino della classe possa imporre la sua volontà al più grosso. Se una “risposta” va data non è ai mercati, ma ai cittadini: imprese, dipendenti, liberi professionisti. E la risposta non può (non deve) essere una manovra estemporanea che appiccica cerotti su un bilancio dello Stato che fa acqua da tutte le parti, ma una politica costante, insistente, coriacea che abbia alla base del proprio agire la fiducia nelle persone che compongono quella cosa che si chiama Italia. È solo la fiducia nelle capacità delle persone che permette di liberare le energie che non riescono ad esprimersi.
È liberando l’Italia dall’incertezza normativa (che fine ha fatto la riforma della giustizia?), dalla troppa burocrazia (che fine ha fatto la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione?), dalle rendite (che fine ha fatto la riforma degli Ordini?), dalle caste (dov’è la riforma meritocratica?) dalla manomorta pubblica (che fine ha fatto la liberalizzazione dei servizi pubblici locali?) che ognuno può ragionevolmente avere la possibilità di costruire il proprio futuro senza l’illusoria speranza che mamma-Stato alla fine regalerà il pasto gratis. Fare tutto questo non è difficile, ci vorrebbe solo un po’ di politica. Eh già, ci vorrebbe proprio un po’ di politica.

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