La selezione della specie

Da diversi mesi ci si dibatte in un dilemma amletico: la ripresa c’è o non c’è? Ebbene, sia che si voglia vedere il bicchiere mezzo vuoto sia che lo si consideri mezzo pieno, la ripresa c’è, seppur debole, quasi flebile, ma… Già, perché c’è un “ma”. Anzi, a voler essere precisi, più di uno. Di cosa parliamo quando parliamo di ripresa? Bisogna essere chiari, mettersi d’accordo sulle definizioni, altrimenti si rischia di non capirsi. Perché i tempi sono (profondamente) cambiati e insieme a essi i significati e la portata delle parole. Un tempo, quando si parlava di un fenomeno economico, ci si riferiva solitamente a un intero comparto: l’automotive piuttosto che il food, la moda piuttosto che l’hi tech. Ebbene, questa lentissima risalita dall’inferno della crisi sta evidenziando invece come non si possa più ragionare in termini di settore, ma di fasce di mercato, finanche di singole aziende.

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È cambiata la cultura

del consumo: ai manager

e agli imprenditori

spetta il compito

di cogliere i trend

per aggiustare la rotta

delle loro aziende

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Ciò per dire che quella in atto è chiaramente una crescita selettiva, non omogenea, in quanto premia solo chi ha continuato a lavorare per la messa a punto del proprio business. Considerando che a mutare non è stato solo il mondo intorno a noi, ma anche il panorama dentro di noi. Ovvero, nel frattempo, oltre all’economia sono via via cambiati i mezzi tecnologici che ci supportano nella nostra vita professionale e quotidiana, e allo stesso modo si sono modificati gli indici di soddisfazione relativi ai beni e ai servizi. Perché, se nel periodo ante 2008 il maggior gradimento veniva dal possesso di più beni (scarpe? auto? jeans?), per lo stesso consumatore probabilmente oggi quel livello di soddisfazione viene raggiunto attraverso il possesso di un minor numero di beni, ma realizzati in un’ottica di responsabilità sociale e ambientale. Quindi, non è un puro caso che cresca un made in Italy che oltre a essere bello sia anche buono. Il vero lusso ormai è il tempo libero e la qualità della vita, per questo hanno la meglio le aziende che – avendolo capito – si sono messe a produrre tecnologie in grado di semplificarcela.

Dobbiamo farcene una ragione: è cambiata la cultura del consumo, e ai manager e agli imprenditori è demandato adesso il compito di capire se le aziende che dirigono si inseriscono nella scia dei nuovi trend e in caso contrario cambiarne la rotta. Perché, come ebbe a dire un certo Charles Darwin, che di selezione se ne intendeva, «non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti».

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