Ma cos’è questo Stato!

Datemi una chiara idea di Stato e vi solleverò il mondo. Ditemi che cosa significa per voi tutela della famiglia, sostegno alle imprese e al lavoro, legalità e trasparenza e vi considererò una forza politica degna di tale nome. Già, perché quelle che vedo armeggiare davanti alle telecamere dei Tg o affannarsi sulle pagine dei quotidiani emergono nella loro spaventosa plasticità piuttosto come delle debolezze politiche. Del Paese e del corpo elettore, sempre più astenuto, che li ha eletti. Non c’è forza, né convinzione in quello che fanno e dicono, solo un devastante sintomo di debolezza. Ed è per questo che cresce in me un moto di rigetto verso quell’adagio che vorrebbe per ogni popolo meritarsi il governo che lo rappresenta. Perché mi rifiuto di pensare di meritarmi un esecutivo (l’attuale tanto quanto gli altri che lo hanno preceduto) che non sa andare – il più delle volte malamente – oltre l’emergenza, mi rifiuto di credere che mi rappresenti uno Stato sociale in cui la famiglia è l’anello – non sempre forte – su cui si scaricano le debolezze dell’intera comunità, non accetto di essere il mandante di tanti improvvisati della politica che occupano il posto che occupano perché sono stati eletti con un sistema da loro stessi definito “porcellum”, in lite perenne con gli avversari e i colleghi di partito mentre le aziende continuano a chiudere e a fallire anche perché lo Stato – e sottolineo lo Stato – continua a non onorare i suoi debiti nei loro confronti.
È inaccettabile, intollerabile…

Filippo Tommaso Marinetti © Getty Images

Filippo Tommaso Marinetti

Viene quasi voglia di dimettersi da cittadino italiano, di dire loro che no, che la gente che lavora in mezzo a una crisi economica devastante, che investe le risorse di una vita per fare impresa e dare occupazione, non ha molto a che spartire con costoro. Loro ci hanno chiesto il nostro voto, quindi il potere sui nostri soldi e le nostre vite, perché sostenevano di avere l’idea giusta per portarci fuori dal guado, alla fine invece abbiamo dovuto accontentarci – pena il collasso – di larghe intese che, seppur necessarie e inevitabili, oggi non appaiono né larghe né – tanto meno – chiare.
Lo so, questo è in parte anche il prezzo da scontare dopo che per decenni il concetto di Stato e Patria sono stati vissuti come termini reazionari, dove lo Stato erano gli altri e la Patria quella nella testa dei soli militari. E invece bisogna riappropriarsene per impedire alla politica di farne scempio. Soprattutto per prendere le distanze da chi, come Antonio Gramsci, sosteneva che ogni Stato è una dittatura, e sostenere – forse anacronisticamente – insieme a Filippo Tommaso Marinetti che «Lo Stato deve essere l’amministrazione di una grande azienda che si chiama patria appartenente a una grande associazione che si chiama nazione». Il che sarebbe come dire… ci meritiamo di meglio.

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