Montezemoland

Confesso – non posso più tacere – provo una sconfinata, indescrivibile, stupita, ammirazione per Luca Cordero di Montezemolo . Lo so, nulla di inedito: siamo in tanti a considerarlo la quintessenza della rappresentatività nonché della managerialità tricolore. L’ultimo exploit è di metà febbraio con la nomina a presidente del comitato promotore dei Giochi Olimpici di Roma 2024 , ma proprio tre mesi prima si era dovuto sobbarcare il gravoso fardello della presidenza della novella Alitalia versione Etihad. Per fortuna gli arabi ci hanno tenuto a precisare che l’ingaggio è pressoché onorifico, quindi non dovrebbe distrarlo dai suoi tanti impegni e incarichi. Pur se, immagino perché preoccupato per la sua tenuta fisica, in settembre ci aveva pensato l’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, ad alleggerirlo della presidenza della Ferrari allungandogli una buonuscita di 27 milioni di euro, mentre esattamente quattro anni prima aveva dovuto lasciare la presidenza dell’allora Fiat al rampollo di casa Agnelli, John Elkann.

Per quel che è dato sapere sarebbe ancora presidente di Telethon nonché ex della Fiera di Bologna , ma è stato – solo per citare i più importanti – al vertice di Confindustria e della Fieg ; è passato in Luiss e in Maserati senza dimenticare la Juventus . Bisogna dire che avremmo potuto anche averlo come premier, se nel dicembre 2012 non avesse abbandonato a se stesso il suo pensatoio politico, Italia Futura , poi inabissatosi tra i flutti elettorali che hanno sommerso Mario Monti al cui canotto si era legato. Nell’ottobre dello stesso anno si era dimesso dalla presidenza di Ntv , visto che la settimana prima non aveva potuto, ça va sans dire, rifiutare la vicepresidenza di Unicredit . Sa essere anche imprenditore, avendo creato insieme all’amico e sodale di veleggiate in mare aperto, Diego Della Valle, il fondo Charme col quale acquisisce Poltrona Frau (vedi cover story, ndr ), Octo Telematics e altre eccellenze del made in Italy. E sempre con Della Valle si lancia nella poco eccellente avventura di Ntv.

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È uno e trino, sa essere al posto giusto
al momento giusto, è la soluzione
per tutti i mali, l’uomo della provvidenza

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Che dire? Montezemolo è uno e trino, sa essere al posto giusto al momento giusto, è la soluzione per tutti i mali, incarna l’uomo della provvidenza. Anche se c’è chi sostiene che l’unico capitalismo che il nostro sia in grado di esprimere non vada oltre quello di relazione, di chi si aggira nei salotti più esclusivi, tra uno yacht, una baita e un ricevimento del jet set internazionale avendo sempre in canna il sorriso, la battuta e il ciuffo giusti. Una sorta di capitalismo di rappresentanza che fa di LCdM una specie di pr alto di gamma. Il che va ascritto a lode e merito dell’ex pupillo dell’Avvocato, e a demerito di chi (e sono tanti) non trova nomi migliori da spendere ai vertici delle società, trasformando i consigli di amministrazione in dependance delle loro ville in Toscana o dei mega-attici a Montecarlo o Londra.

Il problema non è Montezemolo ma i montezemoliani, chi – dimentico del disastro di Italia ’90 – ha avuto la bella pensata di metterlo a capo del comitato delle Olimpiadi romane, quando (per la cronaca) il suddetto dovrebbe avere la veneranda età di 77 anni. Perché se Montezemolo in definitiva continua a fare il suo mestiere, ovvero quello di accettare bulimico qualsiasi strapuntino di lusso gli venga offerto, dall’altra parte c’è chi pensa che a certi livelli bisogna avere almeno un Montezemolo per “fare l’impresa” e che i modi felpati rappresentino ancora un viatico per entrare nel giro che conta. Dimentichi come sono che ormai è l’antipatia (vedi alle voci Renzi e Marchionne, Zuckerberg e Bezos) ad avere ovunque la lancia in resta.

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