Nessun uomo è un’isola

Come avrete capito dalla copertina e come verificherete nelle pagine a seguire, questo numero di Business People è dedicato alla qualità del vivere . Ma perché riservare un’intera edizione a un tema già molto dibattuto visto che di vivere sano, mangiar bene, respirare meglio e via discorrendo si parla ovunque? Basti vedere gli spazi che giornali, libri, Tv, radio e cinema, per non dire di internet, dedicano ormai al tema... Questo perché, al pari della quantità di diete che all’approssimarsi dell’estate cresce vertiginosamente e con soluzioni tra le più originali (per non dire altro), altrettanto può dirsi della varietà del concetto di vivere bene oggi, elaborato diversamente ora da categorie di persone, ora da classi sociali, ora da nazionalità, ora da credo religiosi. Per quanto ci riguarda abbiamo voluto inquadrare la qualità del vivere in un contesto ampio, dove si adatta bene il celebre verso di John Donne secondo cui “nessun uomo è un’isola”, in quanto un essere umano è tale in virtù del rapporto che riesce a instaurare con se stesso e con gli altri. E gli altri sono soprattutto (seppur non solo) i suoi simili, incluse tutte le azioni e le omissioni che ciascuno di noi esprime durante la sua esistenza. Inevitabilmente in tale ambito d’osservazione rientra la sfera – che è quella che ci compete – delle interazioni economiche. Perché ormai la responsabilità sociale nella produzione di merci e servizi è diventata di fatto un elemento competitivo, influenzata da ciò che ognuno considera importante per la qualità della propria vita e della propria famiglia, e – nel caso delle aziende – anche di dipendenti e clienti. Così come un lavoratore soddisfatto (non solo economicamente) risulta più produttivo e assertivo , allo stesso modo un cliente trattato con rispetto e assecondato nelle sue aspettative (foss’anche sopravanzato), è un partner che difficilmente cambierà le sue scelte d’acquisto.

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Un essere umano

è tale in virtù

del rapporto che riesce

a instaurare con se stesso

e con gli altri

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Certo, otto anni di crisi economica hanno messo a dura prova i margini delle aziende per poter operare in tale direzione, ma non si sono registrati ripensamenti o retrocessioni clamorose. Anche perché nel frattempo cresceva – quasi per reazione – l’attenzione verso tutto quello che può renderci magari non felici, ma sicuramente più sereni. Da ciò lo studio di abitazioni e città più vivibili, di tecnologie sempre più intelligenti, di consumi più consapevoli, di un rapporto più responsabile con l’ambiente. E poi il diffondersi di tutte quelle attività in grado di “regalare tempo a se stessi e agli altri”, dove nel primo caso ci si prende cura della propria persona, al lavoro come nel tempo libero, e gli altri coincidono anche con coloro che nei Vangeli sono definiti “gli ultimi”. Questo numero di Business People intende parlare di tutto ciò, non con la pretesa della completezza, ma con la convinzione positiva che molte cose sono state fatte, altre sono andate purtroppo perse, ancor di più sono da fare, ma che ormai la strada verso una maggiore consapevolezza della necessità d’infondere una più alta qualità alle nostre vite è segnata.

L'editoriale

Il punto di vista del direttore di Business People , Vito Sinopoli

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