Non dipendiamo dal potere

A volte sembra che tutto complotti per separare le persone dalla realtà, o almeno da ciò che comunemente, e per convenzione, chiamiamo realtà. A volte sembra davvero che l’economia e la politica complottino per fare sentire le persone sole di fronte alle difficoltà. E infine, a volte sembra che questo distacco sia loro conveniente. Si fa, infatti, sempre più fatica a incontrare imprenditori e banchieri ancora fiduciosi, davvero fiduciosi, nella ripresa dell’economia. Questo atteggiamento ha come effetto quello di rendere più difficile per tutti gli altri italiani che tutti i giorni si confrontano con le difficoltà del presente rimboccarsi le maniche e rischiare. È come se si vivesse sospesi in un limbo dal quale sono scomparse perfino le buone intenzioni, che hanno lasciato il posto a un’attesa che qualcosa accada: che l’indice della vendita di case in Usa salga, che il tasso di chi chiede sussidi pubblici cali, che, magicamente, la Cina rivaluti la sua moneta per permettere alle industrie occidentali di ricominciare a esportare. In qualche modo lo stesso discorso si può applicare alla politica. Il distacco delle persone da un mondo che in questa estate infuocata ha dato il peggio del peggio del peggio che poteva offrire è comprensibile, ma non giustificabile. La politica è, infatti, importante e occorre seguirla con attenzione senza però credere che da essa possa arrivare la salvezza delle proprie imprese. Certo: un governo stabile aiuta, ma non è quello che si può sostituire alla necessità di investire e aggredire nuovi mercati con nuovi prodotti. Questa consapevolezza rimette un po’ tutte le cose a posto e toglie quella drammaticità, quel senso di onnipotenza che i giornali attribuiscono alle vicende del Palazzo. Attendersi che dal Palazzo possa venire la soluzione alla crisi è una semplice illusione alimentata da chi vuole che le persone si sentano dipendenti dal potere. L’attesa distrugge la voglia di fare e di costruire, assegna ad altri il compito di rimettere in moto il motore e vanifica gli sforzi di chi, invece, crede che il proprio destino ognuno se lo costruisce da sé giorno per giorno facendo sempre meglio del giorno precedente. La ripresa dell’economia non verrà da qualche cosa che è fuori da noi, ma verrà solo se ognuno di noi ha in mente chiaramente che la natura dell’uomo consiste nel fare.

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