Non stracciate l'Italia

© GettyImages

Il momento è topico: se i nostri titoli di Stato dovessero diventare carta straccia, siamo fottuti. Non solo il governo, ma il Paese, i cittadini rischiano di vedere irrimediabilmente compromesso il proprio futuro, il nostro futuro. Non è più il tempo del “tanto pagano gli altri”, perché si è raschiato il fondo del barile, tant’è che il potere d’acquisto delle famiglie negli ultimi tre anni è stato decisamente limato dalla crisi, al pari dei loro risparmi. Dall’altra è dura a morire la convinzione tutta italica che il benessere debba essere trasmesso per via ereditaria, sommando a quelli vecchi anche nuovi privilegi. E invece, quella che Georges J. Danton chiamava “tirannia del privilegio” continua a imperare mentre bisognerebbe avere la forza e la capacità di dirsi con chiarezza come stanno effettivamente le cose, e cioè che alcune concessioni e benefici non sono più sostenibili dalle casse pubbliche, pena il default del Paese. C’è qualcuno oggi sano di mente che possa aspirare alla “grecizzazione” dell’Italia? Fatti salvi i soliti rapaci speculatori finanziari, a chi gioverebbe il collasso economico del Paese? Ebbene, se la risposta è quella più ovvia, occorre prendere delle decisioni dolorose, assumendosene la responsabilità politica di fronte ai cittadini. Non a caso parlo di responsabilità politica e non elettorale perché il dato certo è che chi è in Parlamento oggi deve dimenticare che tra due anni si andrà a votare, e il rischio è che nel 2013 il polo prevalente si trovi a governare un Paese allo stremo.
Ma non tutto è perduto, perché una via d’uscita per fortuna esiste e si riassume in due verbi: tagliare e crescere. Ovvero, tagliare la spesa improduttiva al fine di aumentare l’efficienza e di abbattere il debito, accelerando sulla vendita di parte del patrimonio pubblico e delle partecipazioni non strategiche, come abbiamo già accennato nell’editoriale del numero precedente. E poi la crescita deve diventare la parola d’ordine, quasi un’imposizione. Perché solo crescendo si potranno pagare i debiti e investire parte degli “utili” per abbattere le tasse, far fronte al costo del lavoro in aumento, sciogliere la burocrazia e restituire ossigeno alla categoria degli imprenditori. La sola – in questo momento storico – in grado di far crescere l’occupazione, spingendo così l’unica leva decisiva per il Paese e la vita delle persone che lo abitano.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

L'editoriale

Il punto di vista del direttore di Business People, Vito Sinopoli

Archivio