Penalmente irrilevante

Distinguere tra un comportamento penalmente rilevante o penalmente irrilevante è, scusate il gioco di parole, irrilevante. Anzi, peggio: è un modo per dribblare un codice morale personale e delegare ad altri il giudizio su ciò che è bene fare ed è bene non fare. La logica in base alla quale tutto ciò che è penalmente irrilevante è consentito, è pericolosa perché “salta” la persona. Ognuno di noi sa perfettamente, a patto che non inganni se stesso, quali sono le cose che si possono fare e quelle che non si possono fare e questo codice di comportamento, frutto di educazione, buon senso, rispetto delle cose e degli uomini, non ha nulla a che fare con i codici giuridici.
Per un imprenditore tradire la parola data non è penalmente rilevante (ci mancherebbe!), ma è un segno di scarsa affidabilità e al suo cliente o al suo fornitore importa poco che non sia mai stato inquisito e non abbia mai ricevuto un avviso di garanzia, resta una persona poco affidabile. Un professionista che svolge male e in modo deliberato il proprio lavoro non verrà mai arrestato, ma questo non ha nulla a che vedere con la sua professionalità.
Così è inutile porre sofisticati distinguo tra ciò che è penalmente rilevante e ciò che non lo è. La moralità, che non è sancita da un tribunale, è un’altra cosa. Non riconoscere che un atto, un qualsiasi atto, non è morale, anche se penalmente è irrilevante, ha una conseguenza: quella di non riconoscere nemmeno gli errori, ma solo i reati. Gli errori, invece, sono errori anche se non sono reati e vanno chiamati con il loro nome. Solo se si riconosce di aver sbagliato si può ripartire, ma se si riduce tutto a una questione di codice penale non si capisce dove si è sbagliato e viene meno la necessità di correggersi.

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