Questione di cuore

Il rischio più grande è quello di non correre nessun rischio, ci si sente solitamente ripetere. E quella dell’imprenditore è una professione votata al rischio. Che in questi anni si è ingigantito fino a rappresentare una mole sempre maggiore delle nostre responsabilità. Perché ci sono cose che non si possono demandare ai manager o ai propri collaboratori, e questa è una di quelle. La si può solo condividere, il che non è uno sgravio da poco, ma non ci si illuda: la responsabilità del rischio di fare impresa rimane una di quelle dimensioni che si assaporano in solitudine. E confessiamocelo, ancor più in questi tempi grami, essere imprenditori vuol dire molte più cose insieme rispetto al passato. Pur se dal passato possiamo ancora imparare molto, anche solo per ispirarcene. Nel maggio del 1929, l’economista austriaco Joseph Alois Schumpeter così arringava l’associazione degli industriali metallurgici tedeschi a Bonn: «La vera funzione dell’imprenditore consiste nel tradurre in pratica nuove combinazioni tecniche e commerciali, ovvero per dirla in termini accessibili, nell’essere egli il protagonista del progresso economico»; aggiungendo a margine: «La domanda che dobbiamo porci a questo proposito è allora la seguente: l’imprenditore dà prova di essere, nella sua funzione amministrativa, l’amministratore scrupoloso delle forze produttive nazionali affidategli, e nella sua funzione di guida, un capo energico ed efficiente?». In confidenza, cosa risponderebbe ognuno di noi a questo interrogativo giratoci a quasi 85 anni di distanza da Herr Schumpeter? Per quanto mi riguarda sarei tentato di giustificarmi col dire che il mio ruolo di amministratore scrupoloso è fin troppe volte vanificato da un mostro burocratico che tutto ingloba e annulla, finanche la buona volontà, mentre il mio ruolo di guida deve fare quotidianamente i conti con i numeri che sempre più spesso non tornano. Altro che protagonista del progresso economico!

"

La responsabilità del rischio di fare impresa rimane una di quelle dimensioni che si assaporano in solitudine

"

Detto questo, posso, anzi possiamo sentirci a posto con la coscienza? Vedete, non so se capita anche a voi, ma quando certi affanni si sopiscono e alcune ansie si sciolgono, mi chiedo perché la mia strada mi abbia condotto fin dove mi trovo. E sarei disposto appieno a condividere l’analisi del sociologo Giuseppe De Rita in cui riporta che «lo sforzo di cercare nuovi mercati, nuovi clienti, nuove tecnologie, nuovo prodotto non viene da un coraggio o da una razionalità molto alta, viene da questa specie di “strizzamento di budella” che gli imprenditori hanno»; se non ne avessi trovata un’altra – a mio avviso – più appropriata. «Il desiderio è come la scintilla con cui si accende il motore. Tutte le mosse umane nascono da questo fenomeno, da questo dinamismo costitutivo dell’uomo. Il desiderio accende il motore dell’uomo. E allora si mette a cercare il pane e l’acqua, si mette a cercare il lavoro, a cercare la donna, si mette a cercare una poltrona più comoda e un alloggio più decente, si interessa a come mai certi sono trattati in un modo e lui no, proprio in forza dell’ingrandirsi, del dilatarsi, del maturarsi di questi stimoli che ha dentro e che la Bibbia chiama globalmente cuore». Firmato, don Luigi Giussani. Quindi, cari colleghi imprenditori, e cari lettori tutti, dopo cinque anni di una crisi che sta mettendo a dura prova le nostre esistenze, mi sento di poter dire che più del rischio fine a se stesso può il rischio di metterci il cuore, più del “fare soldi” può il “creare ricchezza”, perché l’uno e l’altro conoscono istintivamente quali sono i limiti invalicabili oltre cui si perde il titolo di imprenditore e si diventa un mero speculatore. Oggi il nostro compito si traduce nel trovare ognuno questa nostra bussola e seguirla, malgrado tutto e a dispetto di tutti. Non è facile lo so, ma è né più né meno di quanto ci spetta.

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.

L'editoriale

Il punto di vista del direttore di Business People, Vito Sinopoli

Archivio