Renzi, Jobs e la nostalgia del mare ampio

Potrebbe essersi affievolita fino a rischiare di spegnersi (pur se personalmente mi rifiuto di crederci) la spinta propulsiva dell’effetto Renzi sul nostro Paese. Il soffio di rinnovamento viene ostruito da troppi se e ma, provenienti dall’interno e dall’esterno della coalizione di governo, addirittura dal cuore stesso del partito del premier. Spossato e affaticato da una linea di pensiero che guarda – peraltro malamente – alle cose spicciole senza darsi una visione più alta. Non ricordo chi ha scritto che se si vuole costruire una nave, non bisogna radunare gli uomini per raccogliere il legno e distribuire i compiti, ma insegnare loro la nostalgia del mare ampio. Ebbene, a dispetto di quel 40,8% che gli italiani hanno riconosciuto al premier in occasione dell’ultima tornata elettorale, la ciurma di imbarcarsi verso il mare ampio non vuole proprio sentirne parlare.
Non che Renzi non ci abbia messo e ci metta del suo prendendo degli scivoloni inspiegabili (la pantomima della Mogherini in Europa se la poteva risparmiare), ma è tutto l’insieme a continuare a comportarsi come se nulla fosse successo dal 2008 a oggi, confidando contro ogni ragione e sentimento che prima o poi tutto tornerà come prima e loro torneranno a fare i loro comodi con sprechi annessi e collusioni connesse. È una tristezza senza fine. E in tutto questo l’ex sindaco di Firenze comincia a perdere la patina di vincitore, perché – non riuscendo a disinnescare questi bassi istinti imponendo obiettivi più alti – sta cedendo parte della sua leadership.

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L’establishment sta erodendo
il potere del premier,
lo sta accerchiando
per succhiargli il sangue
e poi finirlo

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A livello europeo questo arretramento comincia già a sentirsi, anche a giudicare dagli ultimi commenti delle testate straniere… L’establishment sta erodendo il potere di Renzi, lo sta accerchiando per succhiargli il sangue e poi finirlo. Quindi, se vuole sopravvivere, deve smarcarsi dall’abbraccio mortale di chi è salito sul carro del vincitore e tornare seriamente da chi lo ha decretato tale, l’opinione pubblica. Se la ciurma non intende seguirlo, racconti del mare ampio ai passeggeri e ai mercanti, a tutti quelli ai quali interessa che la nave salpi in vista della sua meta. Perché il Paese continua a non risollevare la testa da troppo tempo e stiamo continuando a perdere posizioni in tutte le classifiche internazionali. Che Renzi torni al Paese e ai cittadini per raccontare quanto siamo realmente messi male, i rischi che stiamo correndo e quali sono le prospettive dell’immediato futuro. Punti il dito contro chi ha sbagliato e continua a sbagliare (intere categorie che vivono di privilegi), scoperchi le rendite di posizione, sveli come intorno e sopra le istituzioni – dalla magistratura alle università – pascano tutta una serie di parassiti di alto bordo preoccupati sono di se stessi e dei loro accoliti, spieghi una volta per tutte ai sindacati che sono stati i migliori alleati di quegli imprenditori che – digiuni del concetto di intraprendenza e concorrenza – si sono costantemente attaccati alla mammella statale per sopravvivere al di là di ogni ragionevolezza.
Molti scambiano il suo decisionismo per autoritarismo, lo trasformi in autorevolezza pensando e agendo una volta per tutte in maniera opposta e contraria a quanto avrebbero fatto i suoi predecessori, opposta e contraria a quanto vorrebbe che facesse l’anima vecchia e ingrigita del suo stesso partito. Sia folle. Entri nella schiera di coloro che non si adattano e che «non hanno alcun rispetto per lo status quo». Con i quali si può essere d’accordo o meno ma che non possono essere ignorati, «perché cambiano le cose. Spingono la razza umana in avanti (…). Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo solo coloro che lo cambiano davvero». Parola di Steve Jobs.

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