Ripresa per molti ma non per tutti

L’immagine un po’ romantica dell’imprenditore che riesce, con genio, sregolatezza e tanto lavoro a costruire un’azienda di successo lasciamola ai romanzi edificanti dell’America puritana di fine ‘800. Dopo quello che abbiamo passato, che le imprese italiane hanno passato l’anno scorso (e dico “passato” perché sono ottimista) occorre cambiare molti dei paradigmi che hanno guidato lo sviluppo delle aziende. Il primo paradigma da abbandonare (se ci fosse qualcuno che vi è ancora legato) è quello dell’improvvisazione. Ovvero la convinzione che una buona idea, una decente distribuzione e un prezzo competitivo possano bastare. Non è vero. Non bastano più. Il secondo paradigma è che l’arrivo della ripresa economica porterà più soldi per tutti. Non è vero. La ripresa porterà fatturato solo a chi, in questo momento, si attrezza per coglierla. Non credo, cioè, che il rilancio toccherà le imprese che non hanno fatto nessun cambiamento rispetto a come erano prima. O cambiano loro o verranno spazzate via dalla concorrenza che inevitabilmente la crescita porterà con sé.
Strutturarsi, per come la vedo io, significa stabilire alleanze, decidere adesso cosa fare domani, con quali persone, mezzi, prodotti e tecnologie (possibilmente innovative). Non è più tempo di improvvisazione, e lo sanno bene i centri media che hanno deciso di aprirsi con decisione al digitale creando divisioni che consigliano agli investitori le azioni più efficaci da intraprendere nel mondo Internet. E lo sanno bene anche quei marchi della moda che per reagire alla competizione soffocante hanno deciso di investire nei monomarca per difendere il valore del brand e differenziarsi dalla vetrina accanto. Per loro la ripresa sarà una ventata d’ossigeno, per chi non prende adesso le decisioni necessarie per coglierla sarà un’altra occasione persa. Temo, anche se spero il contrario, che sarà anche l’ultima.

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