Scegliere batte la crisi

Alcantara che di fronte alla debacle dell’auto, si ricicla nel fashion. Il distretto del marmo del Veneto che, malgrado il crollo dell’edilizia, di dà all’export e cresce del 4,2% (+17,2% in Usa). Le aziende agricole lombarde che arginano all’1,5% il calo del business rispetto al 6,2% della media nazionale, puntando sui nuovi servizi legati all’accoglienza e alla ristorazione. E poi l’Arix di Viadana (Mn) che s’internazionalizza e fa evolvere la tipologia dei suoi prodotti (per la pulizia), registrando nel 2012 un incremento nei 7,4 milioni ricavi (+3 milioni nel 2013).

Albert Einstein © Getty Images

Albert Einstein

Come dire: al netto di chiusure, fallimenti e stati di crisi in cui versano molte – troppe – aziende italiane, qualcosa si muove. Nella direzione giusta. Come mai? Vien da chiedersi, nel leggere di performance tanto dissimili. Qual è la discriminante che fa le prime votate al successo e le seconde destinate alla sconfitta? Al che si leva altrettanto spontanea la celeberrima considerazione di Albert Einstein, secondo la quale «è nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere della crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla». Caspita, c’è di che farne un programma di governo…

Ovviamente non sono così stolto da pensare che quanto detto dal genio della relatività sia adattabile all’universo dei casi della complessa e complicata galassia economico-imprenditoriale del nostro Paese, tuttavia credo, penso e spero che lo si potrebbe applicare a buona parte. Perché le esperienze positive delle società sopracitate (e diverse altre che non inserisco per mancanza di spazio) dimostrano come la vera crisi sia quella che cresce ogni giorno all’interno delle singole aziende, la paura di non farcela, di non avere gli aiuti necessari, fino a dubitare di quelle stesse capacità personali che in passato hanno invece fatto la fortuna della propria attività. Quindi, tanto quanto è vero che è cambiato il mondo intorno a noi, lo è il fatto che siamo cambiati noi. E ci sentiamo come schiacciati da un macigno che tutto pervade e dal quale potremmo liberarci solo cambiando posizione: «Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose», ammonisce ancora Einstein. Cambiare punto di vista, ecco la cura. Leggendo in filigrana le sfide vinte dalle aziende a dispetto della congiuntura, si scopre che non hanno avuto timore alcuno a intervenire per bonificare i costi, a potenziare la propria “intelligence”, a spingere sull’innovazione, a proiettarsi sul mercato globale, a darsi una più solida struttura finanziaria. Hanno creduto innanzitutto nelle proprie competenze, per poi proiettarle all’esterno senza complessi o reticenze. Sono aziende che tra i molteplici significati attribuiti nel greco antico alla parola “crisi” hanno preferito quello di “scelta”. Scegliendo appunto di trasformarsi in qualcosa di diverso. Forse, migliore.

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