Se questa è una democrazia

«I ciechi che conducono altri ciechi. È il sistema democratico». La prima volta che lessi questa frase di Henry Miller pensai a un’esagerazione, a una boutade come se ne dicono tante per attirare l’attenzione dei lettori o degli ascoltatori. Ma è una frase che mi è tornata in mente in queste settimane di sconvolgimento post elettorale, in cui giorno dopo giorno, polemica dopo polemica di un leader (o presunto tale) di partito, con consequenziale rilancio dell’avversario, a tratti mi è balenata l’idea che forse bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di dire e di dirsi finalmente che la democrazia è, probabilmente, un sistema sopravvalutato .

elezioni politiche 2013 © Getty Images

Abbiamo speso 480 milioni di euro e settimane di discorsi e sprecato fiumi di inchiostro per delle elezioni – democratiche – che hanno di fatto bloccato il sistema. Non abbiamo un governo in grado di prendere decisioni e assumersi responsabilità (ammesso che i governi italiani lo abbiano mai fatto). Siamo allo stallo e mentre Berlusconi entra ed esce dagli ospedali..., Bersani si intestardisce a perpetuare il suo non-potere e Grillo aspetta di ballare sulla tomba di B&B, la nostra economia continua a perdere colpi, la disoccupazione cresce, le aziende chiudono, il debito e le tasse aumentano. S’inneggia alla democrazia dell’uno vale uno, alla democrazia liquida, e non si vede che così facendo i molti rischiano di valere zero e che una democrazia così concepita fa piuttosto acqua da tutte le parti. « L’ipotesi che la futura computer-crazia, com’è stata chiamata, consenta l’esercizio della democrazia diretta è puerile », scriveva profeticamente Norberto Bobbio, e di certo non in chiave antigrillina visto che era il lontano 1984. E anche Pericle, il cui discorso sulla democrazia, è da sempre citato come la summa ideale del potere “concesso” al popolo, non fu niente di più che un demagogo armato di una seppur buona retorica. Come dire: la democrazia è tutto e il suo contrario.

Antipolitica a parte, a leggere le cronache viene da dire piuttosto che troppi parlamentari manchino dei fondamentali. Perché la conditio sine qua non del loro mandato dovrebbe essere innanzitutto di avere senso dello Stato, di voler farsi carico del Paese, dei suoi cittadini in quanto persone e non meri elettori. E di questo, neanche il M5s – malgrado i proclami e le buone intenzioni – si occupa. Siamo alle divisioni antropologiche tra puri e impuri, procediamo spediti dallo Stato di diritto allo Stato etico; non si vede all’orizzonte una composizione politica dei punti di vista: si digrignano i denti su inciuci senza prendere in considerazione l’arte del compromesso. Una pratica – almeno in politica – naturale quanto necessaria. Così alla crisi e alla corruzione, si è aggiunta la mancanza di dialettica per prostrare ulteriormente questo Paese. Se ne sentiva veramente il bisogno... Che dire? Alla fine, forse avremo un governo del Presidente o forse no. Al momento di andare in stampa, si dice che forse torneremo presto al voto, o forse no. Alla strenua (quanto legittima) ricerca del miglior governo possibile, questo sistema elettorale ci ha precluso ogni possibilità di governo. Abbiamo votato e torneremo a votare solo per questo?

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