A.A.A. Cercasi classe dirigente

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Mai come in questo periodo la politica e la società italiana hanno evidenziato una così forte carenza di classe dirigente e, quindi, l’incapacità di farne crescere di nuova. Un problema che esplode oggi, ma che è figlio dell’Italia degli ultimi 30 o 40 anni. Certo il tema emerge con forza a livello politico, dove passano gli anni e i governi, ma sono quasi sempre in campo gli stessi attori. Matteo Renzi è forse l’unica vera novità nata all’interno del sistema politico tradizionale. I 5 stelle lo sono, ma nel modo più rivoluzionario, perché nati per contrapporsi a esso. Nei fatti questa carenza di classe dirigente, non solo di singoli leader, riguarda tutta la politica e tutti i partiti, non solo quelli nuovi o rinnovati. Circostanza che emerge con forza a livello nazionale e locale e si esprime con la mancanza di vere possibilità di ricambio e/o di ingresso di nuove forze.

Che fare? Il problema dei partiti è sicuramente quello di non avere più scuole e percorsi che, come avveniva un tempo, siano palestre e programmi virtuosi per partecipare, formarsi e arrivare, nel caso, a ruoli sempre più alti. Su questo incide anche il sempre minor dialogo che la politica e i partiti hanno con il resto della società, se non per fini meramente utilitaristici da entrambe le parti. La politica, invece, ha bisogno di contaminarsi con la società e viceversa, proprio per capire e indirizzare una vita dove tutto è sempre più mutevole, rapido e diffuso. Questo scarso dialogo è di certo dovuto alla classe dirigente, ma anche a una società civile che spesso è sorda alla richiesta di aiuto, salvo poi lamentarsi quando le cose non vanno. Pensare quanto anche da noi servirebbe quel senso di civil servant che, in quasi tutti gli altri Paesi sviluppati, porta cittadini con professionalità elevate in vari campi a “prestare”, anche per periodi limitati, le loro competenze al buon governo della comunità.

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DOBBIAMO VALUTARE TUTTI

SE E COME POSSIAMO

DARE UNA MANO,

OFFRENDO LA NOSTRA

PROFESSIONALITÀ

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Questo oggi in Italia non riescono a farlo i partiti nuovi e vecchi. I professionisti della società civile disposti a “sporcarsi le mani” facendo politica sono quelli che lo fanno già da anni e non sempre “disinteressatamente”. Certo il problema delle classi dirigenti lo abbiamo anche fuori dalla politica, seppure a livelli meno macroscopici. Non c’è dubbio: anche in ambito economico e sociale, pubblico e privato, bisogna migliorare e innovare i percorsi che portano a individuare e far crescere le classi dirigenti. Bisogna smetterla con le cooptazioni e gli “amici”, vecchio vizio soprattutto della politica, e far prevalere il merito. Basta con la fedeltà, guardiamo a cultura e capacità di innovare. Certo, ci vogliono percorsi giusti e coerenti per arrivare ai “piani alti”, bisogna, col tempo, conoscere e conquistare la fiducia dei sistemi. Ci vuole competenza, ma anche cultura. In un mondo sempre più globale e mutevole, la cultura è determinante. Deve essere classica, ma anche moderna. Oggi, per esempio, serve avere anche un minimo di conoscenza e di cultura digitale.

Ecco, da qui dobbiamo ripartire a trovare modi per costruire in fretta le nuove classi dirigenti. Deve farlo la politica, i partiti devono attivarsi, ma noi li dobbiamo aiutare. Dobbiamo valutare più seriamente tutti se e come possiamo dare una mano alla comunità offrendo la nostra professionalità, le nostre idee e il nostro contributo. I casi di Carlo Calenda al ministero dello Sviluppo economico e di Diego Piacentini all’Agenzia digitale, sono solo alcuni recenti esempi virtuosi.

Così e in tanti altri modi può e deve esprimersi il contributo della società civile e dei tanto vituperati corpi intermedi. Oggi tutti – media, associazioni, movimenti ecc. – dobbiamo contribuire, abbandonando un atteggiamento troppo spesso corporativo, e fornire stimoli e materiale per costruire il futuro del Paese.

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Progetto manager

Guido Carella è presidente di Manageritalia, la federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional di commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato. L’associazione rappresenta in tutto il Paese circa 35.500 professionisti

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